TORRE
AROSTA
C/da Masebio nel territorio di Modica.
Dalla frazione Sacro Cuore si percorre la strada rettifilo di levante
per Rocciola. Da qui si devia sulla sinistra per un chilometro
ed in fine s'imbocca la strada per Torre Arosta. La torre é stata
costruita alla fine del 1500 dal barone Giuseppe o Giacomo
Radosta al centro del feudo di Musebbi. All'inizio del 1600, con il matrimonio
di Anna Radosta con il barone Alessandro Manenti di Giarrentini, la proprietà
ed il titolo passarono alla famiglia Manenti i cui discendenti sono gli
attuali proprietari.
Questi adoperano la residenza inglobata nella masseria come soggiorno
estivo.
La torre si avvale di un sistema difensivo con torrette angolari aggettanti
sulla muratura esterna che costituiscono una singolarità
per le masserie della provincia ragusana. E' da ritenere che le strutture
delle torri aggettanti siano ancora quelle originali anteriori al terremoto
del 1693. Le murature della torre sono state pesantemente restaurate dopo
il terremoto e di conseguenza profondamente rimaneggiate. Infatti molte
delle attuali finestre hanno sostituito le precedenti aperture costituite
da
da finestre bifore. Il manufatto si presenta in ottime condizioni di stabilità
e manutenzione.
ANTICA
CAVA ISPICA
Nel centro abitato di Ispica.
Furono i Sicani che per primi istallarono nel vasto altipiano le loro
capanne circolari affidando alle pareti rocciose una sicura
difesa alle loro abitazioni. Poi i Siculi, lo eressero a loro residenza.
La posizione inespugnabile dell'acrocoro e l'importanza
strategica del luogo si prestavano alla loro maniera di vivere, ed essi
vi scavarono gli aggrottati per le loro abitazioni.
Secondo le abitudini greche la roccaforte fu trasformata in acropoli con
l'erezione di un tempio dedicato ad Apollo Arcagete.
I romani si interessarono più alla parte bassa dello Spaccaforno
che alla fortezza. Non la pensarono così i bizantini che invece
fortificarono la parte alta tanto da caratterizzarne alcuni aspetti della
difesa. Vennero rinforzati vari punti dello acrocoro costruendo dei baluardi
con terrapieni entro i quali vennero ricavate alcune cisterne e depositi,
mentre l'accesso alla fortezza
venne unificato e protetto da alte murature.
La porta, attraverso la quale anche oggi si accede alla rocca, venne ricavata
da una incavatura della roccia dal lato di mezzogiorno. A questa si perviene
attraverso una viuzza nascosta dalla natura dei luoghi e preceduta
da un ponte levatoio
che diede il nome alla porta. La prima signaria di Spaccaforno pare sia
stata assegnata dal conte Ruggero ai baroni di
Monterosso. Nel 1320 il casale risulta appartenere alla Camera Reginale
della bella Eleonora d'Aragona moglie di Federico II.
Col diploma dello stesso re emanato nel 1367, nella città di Siracusa,
viene confermato nel possedimento Francesco Prefolio
che l'aveva dai comprato Lancia e vi aveva prodigato grandi cure ed indigenti
spese.
Con la morte del Prefolio lo Spaccaforno con la contea di Modica passarono
alla famiglia Chiaramonte, ma con la decapitazione di Andrea, re Martino,
investe della contea di Modica il Cabrera a cui vengono assegnati tutti
i possedimenti dei
Chiaramonte e quindi anche la fortezza di Spaccaforno.
Dopo il figlio Giovanni Bernardo comincia per Spaccaforno un periodo di
alternanza delle signorie. Difatti nel 1426 viene acquistato da Niccolò
Speciale vicario del regno. Nel 1529 per motivi coniugali Francesco Maria
Statella diviene signore di
Spaccaforno e la sua famiglia ne mantiene il possesso fino al 1860.
Nel periodo di maggiore splendore, coincidente con la signoria dei Caruso,
il fortilizio assumeva l'aspetto di un agguerrito castello inespugnabile.
La robusta porta era fiancheggiata da massicci stipiti di grossi conci
rettangolari ed era preceduta
da un doppio ponte levatoio che ne aumentava la sicurezza, mentre favoriva
la formazione di un piccolo spiazzo per l'inserimento della guarnigione
del corpo di guardia. Sulla strada che saliva dalla porta del ponte si
susseguivano dei locali per il ricovero degli armigeri e delle loro armature,
i grandi antri delle stalle. Segni di costruzioni signorili sono inseriti
in vari punti,
mentre nell'estremo limite sud del pianoro si vedono gli avanzi del palazzo
marchionale.
Il castello sorgeva nella parte pianeggiante dell'acrocoro roccioso.
Lo contornavano un doppio ordine di murature merlate rafforzate da torrioni
angolari con un'alta torre di guardia che si ergeva
sulle altre costruzioni. Del Palazzo Marchionale ci resta assai meno;
i terremoti e l'incuria degli uomini hanno concorso a cancellarne le tracce.
Ma tutto questo fu raso al suolo dal terremoto del gennaio del 1693.
ANTICA
CITTA' DI MOTYCA
Nel centro abitato della città di Motyca.
Nello stesso luogo dell'attuale Modica le vetuste capanne dei Sicani furono
soppiantate dagli aggrottati dei Siculi che ne fortificarono le assolcate
balze del fiume.
Molti rinvenimenti archeologici ci riportano ad una civiltà greca
che occupa le stesse grotte dei Siculi, mentre la storia diventa più
appariscente con le lotte dei contadini modicani contro le vessazioni
di Verre per l'autorevole voce di Cicerone. Le fortificazioni bizantine
si sovrappongono alla naturale difesa dei luoghi offrendo agli invasori
arabi difficoltà non insormontabili.
Ma il condottiero Musulmano Fadhl-Ibn-Giafàr la occupa e ne modifica
l'appellativo in Mudiqah.
Così la storia dell'antica città esce dalla polvere dei
secoli per diventare storia di personaggi islamici e di paladini della
fede con lotte fre vassalli e conti, di cavalieri tracotanti e gentili
dame di corte. Mentre le scene delle storie narrate dai cronisti, dietro
le
quinte delle mura della fortezza, restano sepolte sotto le tante case
costruite dalle civiltà che si sono susseguite, e che, della storia
del passato hanno cancellato financo le impronte. Così solo le
tracce storiche ci possono ricondurre a ciò che resta di
una pagina della storia della nostra terra di Sicilia, ancora una
volta scritta sulle pietre della passata esistenza.
CASTELLO
DELLA CONTEA DI MODICA
Nel centro storico della città di Modica.
Il castello, ma forse meglio l'acrocoro roccioso, che sovrasta la città
rappresenta senza dubbio la più singolare testimonianza lasciata
dagli abitanti dell'antica Motyca. La sua preponderante emergenza sull'abitato
ci invita ad un viaggio indietro nel tempo fino a ritrovare una forma
diversa di fare architettura. Una diversa concezione della maniera di
costruire nella quale l'architettura, pur consapevole di sè stessa,
viveva una fase inconscia nel pieno predominio della natura.
Le pareti rocciose dell'acrocoro si fondono con le pareti di pietra costruite
dall'uomo. Il colore dello stesso materiale contribuisce a creare con
il verde dei rampicanti, il grigio della roccia, il verde marcio dei licheni
una mescolanza di effetti cromatici di cui solo la natura é maestra.
Le torri che sovrastavano la rocca ai quattro angoli esprimevano l'apparente
dominio dell'uomo sulla natura che riscopre la sua rivincita nel tempo
con la rovina dei manufatti.
Fa da base al castello il massiccio roccioso. Su questo, una torre costruita
nella prima metà del 700, é deturpata dalla presenza di
un orologio. La rocca dominava l'antico paese bizantino. Per tre lati
il castello era protetto da profondi scoscendimenti. Nei
fianchi, che partono da oriente e vanno verso mezzogiorno, il passaggio
é addirittura fantastico: fette di roccia che sembrano staccate
da mani di giganti pare siano stati messi sotto le costruzioni per impedire
all'assalitore di arrampicarsi. Secondo le descrizioni storiche il castello
aveva un ingresso da nord dove era situata la porta Anselmo ed era una
torre di difesa sulle rocce retrostanti. Una seconda porta era ubicata
nel quartiere Raccomandata, una terza nel quartiere di San Paolo e la
quarta a Sud,
nella zona della postierla, dove appunto esisteva una uscita sotterranea
del castello. L'accesso alla rocca avveniva dalla parte
occidentale mentre una postierla si apriva dal lato nord in corrispondenza
dell'omonima via.
Oggi la visita dei pochi ruderi può lasciare una scarsa nozione
dell'antica magnificenza. Ma la storia non si cancella, fra la polvere
negli scaffali delle biblioteche possiamo ritrovare nelle famiglie Mosca,
Chiaramonte, Cabrera ed Henriquez e nei personaggi, come Manfredi ed Andrea
Chiaramonte, Bernardo Cabrera, i Ventimiglia ecc. gli artefici di brani
di storia di Modica.
LA VEDETTA
di Modica
Nel centro abitato del comune di Modica.
Nel bel mezzo del quartiere Milano-Palermo dell'abitato di Modica é
stato riscontrato un rudere di una piccola torre di vedetta di forma circolare
inglobata dalle nuove costruzioni. A cosa servisse non ci é dato
di sapere.
La ricerca delle notizie e la conoscenza del manufatto é tutta
da effettuare.
TORRE
PALAZZELLA
Contrada Palazzella di Modica.
Uscendo dalla città di Modica per il ponte del torrente Passo Gatta
a cinque chilometri di strada si incontra sulla sinistra la costruzione
della torre Palazzella. Si tratta di una residenza padronale con una masseria
fortificata che racchiude un vasto baglio. Nella chiave dell'arco della
terrazza del piano primo é incisa la data del 1746 attestante,
verosimilmente, la fine della costruzione. Essa é stata realizzata
dall'antica famiglia Giardina di Modica i cui discendenti l'hanno posseduta
fino al 1970 utilizzandola come residenza estiva. Testimonia la presenza
dei Giardina nell'edificio lo stemma della famiglia affrescato nella volta
della sala d'ingresso del primo piano.
Sia la torre che le pertinenze e le abitazioni rurali sono in ottime condizioni
statiche, tanto che l'attuale proprietario utilizza gli
esterni come centro sportivo. Gli interni dei magazzini, appositamente
ristrutturati, sono adibiti a ristorante. Le interessanti
strutture delle volte fanno da decorazione alla nuova attrezzatura.
TORRE
DE LEVA
C/da Miglifulo nel territorio di Modica.
Basta percorrere un chilometro della strada che da Commaldo Superiore
porta a Modica per incontrare, sulla destra, la torre
De Leva. L'intervento del proprietario ci ha fornito gli elementi per
la nostra classificazione.
Si tratta di una masseria fortificata con la residenza padronale ben fornita
di guardiola e con un ampio baglio. Costruita subito dopo il terremoto
del 1693 dal barone Silvestro De Leva é stata completata nel 1710
come ricorda la data incisa sul portone dell'ingresso. L'edicola votiva
con una croce posta in corrispondenza della strada di accesso testimonia
la religiosità del proprietario e prelude la presenza di una cappella
padronale.
Nei primi dell'ottocento il manufatto subisce degli ampliamenti con l'inserimento
di terrazze, orti cintati e cortili esterni. E' stata
completata anche la costruzione della residenza, senza compromettere l'originario
assetto e le severe linee architettoniche degli edifici. La costruzione
é in ottime condizioni statiche e di manutenzione tanto che gli
attuali proprietari, discendenti dalla famiglia
De Leva la utilizzano come residenza estiva.
TORRE
MORANA
Sotto Cozzo Quartarelli nel modicano.
Ad est della Cava di Santa Maria la Nova, ed a sud di Cozzo Quartarelli,
con accesso da una complicata strada poderale,
dopo lungo tratto si trova il manufatto della torre, della quale non abbiamo
nessuna notizia storica.
TORRE
DEL MAGANUCO
C/da Finocchiara del territorio di Modica.
Bisogna percorrere la strada Modica per Rosolini, ed al 9 Km da Rosolini
si incontra la masseria con la torre Finocchiara. Non conosciamo nessun
elemento della storia di questo manufatto.
TORRE
DEL MAGANUCO
Nel litorale Maganuco a Marina di Modica.
L'architetto Camillo Camillari ci parla della torre del Maganuco. Di questa
torre non siamo riusciti a trovare alcuna traccia nelle
varie escursioni fatte a Punta Raganzino e nella costa della vicina spiaggia
di Maganuco. La mancanza di notizie negli autori consultati fa ritenere
che essa sia stata inglobata in qualche costruzione esistente sulla costa.
Dovrebbe trattarsi di una piccola torre ubicata in modo da essere in vista
con la torre di Pozzallo e con quella di Punta Ciarciore.
VILLA
DEI BENEVENTANO
A contrada Bulgifezza nel modicano.
Al Km 345,300 della S.S. 115 ai margini della contrada Bulgifezza s'incontra,
sulla sinistra la villa Beneventano. Si tratta di una residenza agricola
opportunamente difesa. Speriamo nella collaborazione di chi conosce il
manufatto per raccogliere le opportune notizie.
VILLA
DEI BENEVENTANO
A contrada Bulgifezza nel modicano.
Al Km 345,300 della S.S. 115 ai margini della contrada Bulgifezza s'incontra,
sulla sinistra la villa Beneventano. Si tratta di una residenza agricola
opportunamente difesa. Speriamo nella collaborazione di chi conosce il
manufatto per raccogliere le opportune notizie.
CASTELLO
DI DONNAFUGATA
Nel territorio
di Ragusa
Su una vecchia
struttura di una torre duecentesca rusticamente severa e carica di storie
affascinanti il senatore del regno, barone Arezzo, alla fine dell'ottocento
ne ingrandì la costruzione creandovi intorno una dimora gentilizia.
Con il fascinoso barone siciliano, il castello di Donnafugata entra nella
storia mondana dell'Italia Umbertina.
Di antico ceppo la famiglia Arezzo si ritrova con un Aldo Arezia nel 1130
al servizio di re Ruggero, mentre con le prime concessioni feudali ai
discendenti il casato si stabilizza e si consolida con la costruzione
della vecchia Torre della Fonte.
Il nome di Donnafugata si ritrova appunto nella leggenda, nell'araba 'fonte
della salute' (Ain-jafat) o in donna in fuga da raccapriccianti inseguitori.
Dall'ingresso del cortile lo spazio é scandito dalle pareti dell'androne
coperto con volte reali in pietra da taglio, mentre l'accesso alla grande
scala in lucida pietra nera con in cima la sala degli stemmi é
tenuto a guardia da due armature di imponenti cavalieri alabardati del
seicento. Una miriade di stemmi castellani tappezzano le pareti, con i
simboli della nobiltà italiana ed isolana.
Qui la storia di Bianca di Navarra diventa realtà. La camera della
regina, ha ancora il pavimento arabo a disegni geometrici, il letto nascosto
in una nicchia, i muri con scavate profonde porticine che immettono in
gallerie che consentivano le fughe nella campagna pietrosa.
La pianola conserva l'eco delle vecchie romanze, i manichini stupendi
della famiglia danzano un valzer e si riflettono negli specchi all'infinito.
I cristalli dei lampadari vorrebbero ancora scintillare, ma dondolano
ormai opacizzati dal tempo che ne ha scheggiato i ninnoli.
LE CHIESE
RUPESTRI DI MODICA
Nell'area
nord occidentale di Modica vi é una cospicua concentrazione di
chiese rupestri attive nel corso del XVII-XVIII sec.
Lungo il sentiero che si inerpica nella collina dell'Itria si trova la
chiesa di San Giuseppe u' Timpuni: presenta una pianta rettangolare
con altare mobile addossato alla parete di fondo e sormontato da una edicola
rettangolare che accoglieva i pannelli
pittorici del tutto scomparsi. Rimangono tracce di affreschi lungo i margini
interni dell'edicola e, lateralmente ad essa, si conserva un motivo decorativo
a palmette stampigliate in rosso. Lungo le pareti corre un subsellium
ricavato nella roccia.
Nella parte bassa del sentiero all'interno di un casolare abbandonato
si conservano i ruderi di due chiese semirupestri: una dedicata a Santa
Maria della Provvidenza, il cui atto di fondazione da parte dell'Università
di Modica risale al 1662, ma la chiesa fu completata soltanto dopo il
terremoto del 1693 e si impiantò su uns grotta preesistente dedicata
alla Vergine della Provvidenza, e l'altra a San Rocco già
esistente nel 1553. Della prima chiesa si conserva la zona presbiteriale
con l'affresco sulla parete di fondo appartenente alla grotta preesistente
che raffigura la Madonna assisa su trono con San Filippo a sinistra e
Sant'Orsola a destra: in basso corre la didascalia...MARIA DELLA PROVVIDENZIA.
Nel corso del XVII sec. l'affresco venne inserito in un edicola con decorazioni
a rilievo in pietra locale e stucco dorato. Il presbiterio venne separato
dall'aula mononave da un arco policentrico. Anche la seconda chiesa ha
un impianto mononave conclusa a meridione da un abside rettangolare coperta
da volta a botte ed altare murale in parte incassato nella roccia e sormontato
da un altissima nicchia. Ad est si apre un piccolo ambiente quadrangolare
che fungeva da sagrestia. Resti di affreschi palinsesti si conservano
nella parete meridionale ad ovest dell'abside ed in quella occidentale.