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visita ha inizio da Piazza Municipio, centro della vita istituzionale
e cuore della città. Chiusa da notevoli edifici ottocenteschi,
é caratterizzata dall' incombente presenza della rupe del Castello,
con la torre dell' orologio. Sulla destra, l' ex Convento di S.
Domenico, sede del Palazzo di Città, ha un chiostro
che ha subìto vari rimaneggiamenti in epoche diverse: rimangono
i poderosi pilastri e gli archi a tutto sesto. Sulla sinistra del
chiostro, una scaletta conduce ad una Cripta cinquecentesca. Chiesa
di San Domenico. Edificata alla Fine del XIV sec. insieme all'attiguo
convento, fu distrutta dal terremoto nel 1693. Ricostruita nella seconda
metà del XVII sec., in un barocco siciliano molto severo, fu
risparmiata dal terremoto del 1693. Il prospetto é arricchito
da quattro nicchie con statue di santi e dallo stemma domenicano,
che sovrasta il portale. All' interno, a una sola navata, nel terzo
altare di destra, una grande tavola con la Madonna del Rosario
(1535/40) di Vincenzo Pavia, discepolo del Perugino. Fronteggiano
la piazzetta i portici detti Ponti Pulera. Ripreso il Corso
Umberto, si vede, sulla sinistra, l'ex Monastero delle Benedettine,
dal 1866 sede del Tribunale. Dietro la quinta di edifici che lo fiancheggiano,
il quartiere Cartellone, abitato dagli Ebrei fino al 1474.
Di fronte al Tribunale, sulla destra, Palazzo Grimaldi, sede
di corsi universitari e, dietro, Via Grimaldi, suggestiva stradina
che conserva, con le antiche basole di calcare, il sapore di un passato
appena scalfito dai rumori del vicino Corso Umberto. Attraverso
archi e ponticelli si arriva a San Nicolò Inferiore,
chiesa rupestre del centro storico, scoperta nel 1987. Conserva un
ciclo di pitture tardo-bizantine e normanne (sec. XIII-XIV) con un
bellissimo Cristo Pantocratore a figura intera, attorniato dalla Vergine
e da alcuni Santi. San Pietro. A due passi da Via Grimaldi,
ma con la scalinata che apre sul Corso Umberto, é il duomo
della Città bassa. Edificato verso la metà del sec.
XIV, fu parzialmente danneggiato dal terremoto del 1613. Subito ricostruito,
grazie alle offerte dei fedeli, venne completamente distrutto dal
terremoto del 1693. Il prospetto tardo-barocco, al sommo di una scalinata
scandita dalle statue degli apostoli, é arricchito da altre
statue e da una balconata che chiude il primo ordine. Interno a tre
navate. In un altare nella cappella di destra, una Madonna di Trapani,
copia in marmo di Francesco Laurana. In una nicchia della navata destra,
il gruppo ligneo di San Pietro e il paralitico (1893), del palermitano
Benedetto Civiletti. Palazzo Tedeschi. Sulla destra del Corso
Umberto, subito dopo il Duomo di S. Pietro, si possono ammirare i
più bei mensoloni di Modica: le sirene musicanti, i delfini
e i mascheroni di questo palazzo, sono la manifestazione più
evidente della fantasia e della bravura degli scalpellini modicani.
S. Maria del Soccorso. Edificata nel 1630 (quando i Gesuiti,
per volere di Vittoria Colonna,Contessa di Modica, arrivarono in città,
fondando scuole e centri di assistenza), ha un prospetto convesso,
in un barocco singolare, detto appunto gesuitico. Annesso alla chiesa,
il monumentale Palazzo degli Studi, ospita attualmente il Liceo Classico,
che rilasciava diplomi di laurea nel sec. XVII. Teatro Garibaldi.
Di fronte al Palazzo degli Studi, é un piccolo teatro ottocentesco
all' italiana in stile tardo barocco. Palazzo Manenti. Più
avanti, sulla destra, si può ammirare quello che é forse
il più bel palazzo di Modica Bassa. La facciata é animata
da una lunga balconata con inferriata liberty e interessantissimi
mensoloni, che costituiscono un bell' esempio di edilizia civile del
700. Più avanti a destra, svoltando per La Via Luigi Barone,
si sale per una scenografica scalinata ad ostensorio che, immettendo
negli Orti del Piombo, svela, man mano che si salgono i 250 gradini,
la straordinaria presenza di una fra le più belle chiese dell'
isola. Chiesa di S. Giorgio. Il duomo della città
alta, prototipo delle chiese settecentesche di Sicilia e capolavoro
del barocco ibleo. La visione é resa più suggestiva
dall' ardito slancio della parte centrale del prospetto, che si innalza
ad includere la torre campanaria, inserendosi armonicamente nel contesto
paesaggistico. Edificato alla fine dell' XI secolo, fu distrutto dal
terremoto del 1613 e ricostruito a partire dal 1643. Gravemente danneggiato
dal successivo terremoto del 1693, venne ricostruito nelle attualiforme
barocche fra l' inizio del 1700 e la prima metà del 1800. Il
solenne interno é a cinque navate, divise da 22 colonne dai
bei capitelli corinzi. Nel secondo altare di destra, si può
osservare il capolavoro di Filippo Paladino, la Vergine Assunta, del
1610. Nella Cappella che chiude la navata sinistra, una marmorea Madonna
della Neve (1511) di G. Mancino e B. Berrettaro, allievi di bottega
dei Gagini. Il catino absidale custodisce un grande Polittico (1573)
di Bernardino Niger, con nove riquadri che narrano episodi della vita
di Cristo, della Sacra Famiglia, di S. Giorgio e di San Martino, sovrastati
da una lunetta con l' Altissimo e inseriti in un grande retablo ligneo
intarsiato e dorato, opera dei Resalibra di Messina. L'altare (sec.
XVII) é a lamine d' argento, come la Santa Cassa (sec. XIV),
opera di argentieri veneziani. Nel transetto, una meridiana solare
(1895) del matematico Armando Perini. Fra i tesori del duomo, un ostensorio
(1700) del massinese Filippo Iuvarra. Uscendo dalla porta laterale
della navata sinistra del Duomo, si sale, per via Polara, fino al
cuore dell' antico quartiere della Costa o Francavilla, ricco di scorci
e affacci suggestivi. S. Lucia. Edificata nel 1119, ma distrutta
dai terremoti del 1613 e 1693, fu ricostruita ai primi del '700. Conserva,
nel piccolo interno ad una navata, un' acquasantiera (1500) in marmo
e una tela di grande valore storico, una Madonna della Misericordia
(fine 1600) di ignoto, in cui sono effigiati il Conte di Modica e
Vicerè di Sicilia Giovanni Alfonso Henriquez-Cbrera con la
moglie e la Contessa Mdre Donna Vittoria Colonna, il Governatore don
Francisco Echelber e altri personaggi del tempo. Pizzo. E' il punto
più alto della città. Lo si raggiunge quasi arrampicandosi
su per stradine e vicoli della Costa. Dal balcone della piazzetta,
stupenda vista sulla fuga di tetti della città.S.
Giovanni Evangelista. A poca distanza dal Pizzo, domina,
dal sommo di una scalinata,l' omonima piazza. Edificata intorno al
600 d.C., su una chiesa preesistente, fu distrutta nel 1454. Ricostruita,
fu nuovamente danneggiata dai terremoti del 1613 e del 1693. |
L' attuale
prospetto risale al 1839. Sulla gradinata, tre dei ventisei pilastri
sostengono delle statue. Nell' interno a tre navate, pregevoli il
gruppo statuario dell' Addolorata (1500) del modicano Carmelo Ammatuna
e gli stucchi della Cappella di San Giovanni. Il campanile,
449 mt. sul livello del mare, é il punto più alto di
Modica. S. Maria del Gesù. La si raggiunge da S. Giovanni,
per le vie Botta e Don Bosco. Edificata intorno al 1500, per volontà
della Contessa di Modica Anna Henriquez-Cabrera, subì gravissimi
danni sia nel terremoto del 1613 che in quello del 1693. Ha un pregevole
prospetto con un portale catalano (sec. XVI) sormontato da due monofore
finemente ricamate e da un rombo con
lo scudo comitale, a sua volta sovrastato da un oculo che doveva contenere
un rosone. All' interno dell' attiguo convento, un chiostro a due
ordini, con colonnine binate dai ricchi capitelli, non é più
visibile dal 1865, anno in cui lo stabile fu adibito a carcere. Tornati
in Piazza San Giovanni, si scende per Corso Regina Margherita fino
alla chiesa dei SS. Nicolò ed Erasmo, chiusa al culto
e, più avanti, nell' omonima piazza,quella di S. Teresa D'
Avila con annesso convento adibito a scuola. Scendendo verso la parte
bassa della città, si passa, in Corso Francesco Crispi, davanti
al Palazzo Tommasi Rosso, un imponente edificio barocco dai
balconi modellati e arricchiti da inferriate spagnoleggianti, mensole,
decorazioni e mascheroni antropomorfi. Scendendo per Corso Crispi,
si trova, sulla sinistra, la piccola Chiesa di S. Giaseppe.
Costruita nel nel 1613 e ristrutturata nel 1894, custodisce una marmorea
Natività (1513) di ignoto artista locale. L' annesso convento
dei Padri Gesuiti, ospita la Scuola Superiore di Servizio Sociale.
Nella viuzza a fianco, i resti di un torrione del Castello, raso al
suolo dal terremoto del 1693. Si scende poi sfiorando il quartiere
Sbalzo, ricco di abitazioni in grotta, fino al fianco della Chiesa
di S. Maria di Betlem, dove si può ammirare la Lunetta di Berlon
(sec. XV-XVI), pregevole bassorilievo di ignoti artisti locali raffigurante
una natività, probabile arcosolio del portale della Chiesa
di Santa Maria delle Cateratte o di Berlon, una delle quattro chiese
distrutte sulle quali é poi sorta la Chiesa di S. Maria. S.
Maria di Betlem. Costruita sulle rovine di quattro chiese (S.
Maria di Berlon, San Bartolomeo, S. Antonio e San Mauro),ha un impianto
del 1400, quasi completamente rifatto in epoche diverse, che conserva,
nella parte inferiore del prospetto, un' aria rinascimentale. L' interno,
a tre navate,con bel soffitto ligneo a cassettoni (1875), ha un' Assunta
(1713) del modicano G.B. Ragazzi nell' abside e un Presepe (1882)
di fra Benedetto Papale che, in una scenografia che ricorda le "cave"
modicane, inserì le statuine di terracotta che indossano
i costumi locali dell' epoca e che furono realizzate nella bottega
calatina dei Bongiovanni-Vaccaro e dell' Azzolina. Chiude la navata
destra una splendida testimonianza della primitiva costruzione, sopravvissuta
al terremoto del 1693: la Cappella del Sacramento ( sec. XV-XVI )
che ha un portale tardo-gotico con elementi arabi, normanni e calatani.
Per via Marchesa Tedeschi, si torna alla Piazza Municipio. Ripreso
il Corso Umberto, si scende fino all'imbocco, a destra, di Via De
Leva dove, in un suggestivo giardinetto, si trova il Portale De
Leva. In stile tardo-gotico chiaramontano, rappresentava l'ingresso
alla chisetta dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo che, acquistata
nel XVIII secolo dal barone Silvestro De Leva, venne incamerata come
cappella di famiglia del sontuoso palazzo. A due passi dal Portale
De Leva, la Chiesa del SS. Salvatore; risale al 1400, ma fu
distrutta nei due terremoti del 1613 e del 1693. Conserva però
la base del campanile originario, una croce di pietra scolpita e una
campana datata 1537. La ricostruzione settecentesca ne ha arricchito
l'interno, ad una navata,con pregevoli stucchi. Custodisce una Immacolata
(1765) del palermitano Pietro Spinosa. Sul sagrato e nel quartiere
si svolgeva, sin dal 1500, in occasione della festa del SS. Slvatore,
una fiera molto frequentata da mercanti anche maltesi. Chiesa del
Carmine. Edificata in forme gotico-sicule intorno al 1250, epoca
in cui i Carmelitani, cacciati dalla Palestina, arrivarono a Modica,
fu parzialmente distrutta dal terremoto del 1693. Della primitiva
costruzione, rimane la parte inferiore del prospetto con portale e
rosone, mentre la parte superiore é un rifacimento barocco,
successivo al terremoto. Nell'interno, ad una navata, una marmorea
Annunciazione (1550) attribuita ad Antonello Gagini
e alla sua bottega. Accanto alla sagrestia, una cappella gotica conserva
tracce di affreschi. L' attiguo Convento dei Carmelitani ospita
attualmente la Caserma dei Carabinieri. Il Corso Umberto termina nella
circolare Piazza Corrado Rizzone dalla quale, svoltando a sinistra,
si imbocca, a 50 metri sulla destra, Via Mercè che conduce
al Santuario della Madonna delle Grazie eretto a partire dal
1615, anno in cui fu rinvenuto, sulla sovrastante collina di Monserrato,
la miracolosa immagine della Madonna col Bambino, posta ora sull'altare
maggiore. L'imponente prospetto, ricco di colonne, rimase incompiuto
perchè l'architetto Vincenzo Mirabella morì di peste
nel 1624. Palazzo dei Mercedari. Austero edificio settecentesco
annesso al Santuario della Madonna delle Grazie, ex convento
dei Padri Mercedari, adibito a lazzaretto durante la peste del 1709,
ospita: la Biblioteca Comunale, ricca di incunaboli e cinquecentine;
il Museo Civico che, oltre al prezioso bronzetto ellenistico detto
Ercole di Cafeo, venuto alla luce a Modica, raccoglie molti interessanti
reperti paletnologici, archeologici e storici; il Museo Ibleo delle
Arti e Tradizioni Popolari, che propone, perfettamente ricostruite,
molte batteghe artigiane e una casa contadina (masseria) tipica delle
campagne modicane. San Giacomo. Sulla riva sinistra della "fiumara"
che scorre verso la vicina Scicli, in suggestiva solitudine,
sovrastata dai pilastri del modernissimo ponte Guerrieri; é
forse la più antica chiesa di Modica, risalendo all'inizio
del 1300. |