Con questa espressione ci si riferisce di solito ad un tipo di formazione
vegetale molto particolare, che si trova in genere lungo le coste, in
cui dominano piccoli alberi e arbusti sempreverdi, adatti a vivere in
condizioni climatiche caratterizzate da una stagione estiva lunga, calda
e asciutta. Questo tipo di clima non si ritrova soltanto nel mediterraneo,
ma in tutte quelle aree geografiche mondiali con condizioni climatiche
temperate, con temperature medie mai inferiori a 0°C anche nei mesi più
freddi e piogge distribuite al di fuori della stagione estiva e variabili
da un minimo di 300 ad un massimo di 1000 mm annui.
Si
tratta di aree geografiche comprese tra 30 e 40 gradi di latitudine a
nord e sud dellequatore, situate sui versanti occidentali e sud-occidentali
dei continenti.
Il
clima è influenzato, d' estate dallalta pressione (che determina
assenza di pioggia) e d'inverno da sistemi di bassa pressione. In Australia
si trovano due aree a macchia chiamate: bush. In California si
ha: chaparral, ed in Cile: matorral. In Africa, oltre che
nel bacino del mediterraneo, si ritrova anche nellestrema punta
sud, nella provincia del capo.
Il
territorio siciliano rientra perfettamente, sia dal punto di vista geografico
che dal punto di vista fauno-floristico, nella macchia mediterranea del
bacino del Mediterraneo.
Nel
territorio floristico siculo, la flora indigena è rappresentata
da circa 2300 specie. Notevole è anche la rappresentazione delle
specie che, pur non essendo endemiche, sono abbastanza rare allinterno
del proprio areale. La loro presenza nel territorio contribuisce ad esaltare
linteresse biogeografico e ad aumentarne il grado di diversità genetica.
Tale patrimonio di estremo valore scientifico e naturalistico risulta
in massima parte concentrato nei principali sistemi orografici come le
Madonie, i Sicani e lEtna, lungo la fascia costiera e nelle isole
minori.
La vegetazione della macchia, capace di superare lunghi periodi
di siccità con temperature elevate, è costituita da alberi e arbusti dotati
di foglie persistenti, piccole e coriacee, oltre ad altri accorgimenti
anatomici e fisiologici (spine, radici profonde, corteccia spessa, etc).
Chiamate,
in termini scientifici, "sclerofìlle". Questi accorgimenti permettono
alle piante di ridurre al minimo la traspirazione e di conseguenza il
bisogno di acqua. E inoltre taluni accorgimenti permettono la difesa dalle
alte temperature e dal fuoco.
La
vegetazione potenziale è costituta dalla foresta a carrube
(ceratonia siliqua l.) e olivo selvatico (olea europaea
l.) con quercia spinosa (quercus coccifea l.) e alaterno
(rhamnus alatemus l.), inquadrata dai fitosociologi come alleanza
delloleo-ceratonion. Tuttavia, in questi territori sono stati intensamente
abitati fin dal neolitico e dopo le culture primitive si sono insediate
alcune civiltà importanti: fenici, greci e romani. I vasti boschi originali
sono stati perciò sfruttati per lungo tempo, traendone legname per navi
e costruzioni, legna da ardere o per la preparazione della carbonella.
A questi si aggiungevano incendi intenzionali che aprivano nuovi spazi
alla pastorizia e allagricoltura, modificando notevolmente il paesaggio
originario. Oggi i boschi mediterranei d'alto fusto sono rari, mentre
molto più diffusa è la macchia, a sua volta distinguibile in diversi tipi.
Cè
la macchia foresta che ospita ancora numerosi alberi di altezza
media, poi la macchia vera e propria,
con alberi bassi sparsi fra distese di arbusti sempreverdi.
Quindi
la macchia sarebbe una formazione secondaria (condizione di degradazione)
creatasi per opera delluomo. Le piante arboree tipiche che si ritrovano
nella macchia sono: il leccio (quercus ilex) 15-20 m, olivastro
(olea europaea) 5 m, il pino daleppo (pinus halepensis)
15-20 m, il carrubo (ceratonia siliqua) 8-l0 m, e inoltre sono
state inserite, e ormai si ritrovano abitualmente nella macchia: il pino
domestico (pinus pinea) 15-25 m, il cipresso comune (copressus
sempervirens) 20-30 m ed eucalipti come (eucaliptus globolus)
50 m e eucaliptus camaldulensis, 40 m.
Le
piante arbustive ed erbacee sono costituite per lo più da: corbezzolo
(arbotus unedo), lentisco (pistacia lentiscus), terebinto
(pistacia terebintus), mirto (myrtus communis), fillarea
(phyllyrea sppl), erica (erica sppl), ginepro coccolone (juniperus
oxicedrus), palma nana (chamaerops humilis), ginestra (spartium
junleum) e vari tipi di cisti.
Particolare
presenza in Sicilia ha il sommacco (rhus coriaria). Vi sono poi
le lianose quali smilax, asparagus, clematis, lonicera, prasium, rubia.
Abbiamo poi il rosmarino (rosmarinos offidnalis)
e la quercia spinosa (quercus coccifera) e lampelodesma (ampolodesma
mauritanica) che si riscontra sulle zone litoranee.
Esempi
importanti di piante endemiche sidiiane sono: la betulla dell'Etna (betulla
aetnensis) che vive specificatamente alle pendici dellEtna,
può raggiungere 120 metri di altezza e colonizzare canaloni lavici e pendici
impervie a quote comprese tra 1200 e 2000 metri di altitudine. Ancora
poco studiata dai botanici è Iabete dei Nebrodi (abies nebrodensis),
albero estremamente raro, di cui esistono pochi esemplari sul monte Arvo,
vicino Polizzi Generosa e nel Vallone della Madonna degli Angeli sulle
Madonie. Questa specie, che sembra essere stata frequente in Sicilia allinizio
del XVIII secolo, era già molto rara prima del 1750.
In
conclusione la vegetazione siciliana è una delle formazioni vegetali più
interessanti e complesse dal punto di vista botanico. Essa ha esercitato
un notevole interesse sugli studiosi che da molto tempo si sono preoccupati
di esaminare gli aspetti più caratteristici dal punto di vista floristico,
ecologico e fitogeografico. La bellezza dei suoi costituenti, le caratteristiche
della fitocenosi intese anche come elementi costitutivi del paesaggio,
al quale conferiscono un'impronta di notevole suggestione, sono tali da
richiamare un accurato studio.
Giuseppe
Montalbano