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CAVA ISPICA
 
 
IL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA FORZA NELLA CAVA ISPICA

Introduzione

Si trova nel territorio dei Comuni di Modica e di Ispica. Lunga 13 Km, é solcata da un ruscello fra scenari naturalistici di affascinante suggestione. E' un'incisione valliva di rocce calcaree cinerine con macchie color ruggine, ricca di insediamenti, di santuari e di tombe rupestri. La continuità abitativa dell'area parte dell'età del Bronzo per arrivare ai nostri giorni, con una frequentazione più intensa tra i secoli IV VIII d. C., da mettere in relazione col movimento monastico che dall'Oriente si diffuse nel Mediterraneooccidentale.
Partendo dalla partenordorientale si individuano i ruderi della chiesetta di S. Giovanni, un'architettura a pianta longitudinale con abside trilobata (secc. V-VI d. C.) da rapportarsi a unacomunità rurale. Non molto lontano si trovano ipogeico cristiano denominato Larderia, con tre ambulacri in cui si contano più di trecento tombe (secc. IV-V d. C.) e i sacelli rupestri di S. Maria, della Spezieria, della Grotta dei Santi, di S. Nicola dove ancora esistono tracce di pitture parietali.
Verso sud si trovano il Castello, un monumentale sperone roccioso con escavazioni sistemate a più piani, ilconvento in un sito quasi inaccessibile, legato probabilmente a un sacello rupestre, e il vano di S. Alessandra, indizio di piccolo oratorio, luogo di vita cenobitica. A conclusione del percorso della cava si incontra il Fortilitium, nella cui area si sono trovate tracce di insediamenti umani a partire dall'età del Bronzo. Sulle colline circostanti sono altri santuari rupestri con sbiaditi affreschi di Santi. Tra la pianura e le ultime propaggini della cava si trova la catacomba di D. Marco (IV-V sec. d. C.) che si sviluppa per circa 40 metri, con arcosoli polisomi dentro cui si contano più di 260 sepolcri.

L'ARCHEOLOGIA E LA STORIA

Plurimillenaria custode e in parte depositaria del prezioso patrimonio naturalistico e storico-archeologico di Cava Ispica, profondo e tortuoso canyon fluviale di circa 13 Km., solcante parte dei territori di Modica, Rosolini e Ispica, nella Sicilia Sud-Orientale, é da considerarsi l'alta rupe della FORZA, corruzione volgare del termine Fortilitium, ossia "piccola fortezza".
Si tratta di un possente e quasi del tutto isolato sperone roccioso calcareo del Miocene inferiore (tarda Era terziaria, età media di circa venti milioni d'anni), che sorge nei pressi dello sbocco Sud-Est della Cava, di cui é parte integrante. E' proprio su questo sito che, in mezzo ad una natura dove é possibile trovare ancora in parte, la flora e la fauna presenti a Cava Ispica, affiorano, accanto o al di sopra di antichi resti preistorici e protostorici, i ruderi dell'antica fortezza tardomedievale-rinascimentale-prebarocca. Essa costituiva il nucleo dell'antico centro abitato di Spaccaforno (Ispacaefundus),
oggi Ispica, adagiato inizialmente ai suoi piedi. Segni evidenti della presenza dell'uomo alla Forza si hanno a partire dalla prima Età del bronzo (facies castellucciana, XX-XV a. C.) così come testimoniano alcuni reperti ceramici e litici (selci, ossidiane, pietra lavica) trovati nei pressi dell'attuale ingresso al Parco, dove sono stati rinvenuti anche i resti di una capanna circolare coeva. Se pochissimi sono i reperti riferibili alle successive età del bronzo, medio (fase Thapsos) e tardo (fase di Pantalica Nord - per quest'ultimo periodo, allo stato attuale, sfugge peraltro un'evidenza sicana - ) non così é per le seguenti età del bronzo finale e del ferro in cui sono da segnalare reperti, non solo ceramici, riferibili in qualche modo a Siculi, Greci e tardo - Siculi, scaglio-nabili tra il X ed il V sec. a. C. (fasi di Cassibile, Pantalica Sud, Finocchito e Licodia Eubea). Alla relativa consistenza di reperti dei periodi tardo-romano (la presenza romana in Sicilia va dal 264 a. C., cioè dalla prima guerra punica, al 535 d. C.) e bizantino (dal 537 all'827) quelli riguardanti quest'ultimo periodo sono stati trovati nell'area del Palazzo Marchionale, dove forse esisteva una struttura in elevato coeva - si contrappone invece la scarsità di prove sulla presenza Araba (dall'827 al 1060) e Normanna (dal 1060 al 1194), che é forse da cogliere, tra l'altro, in alcune opere a carattere idraulico presenti alla Forza: basti citare il cosidetto Centoscale. Il ritrovamento di monete bronzee dell'età sveva (dal 1194 al 1266) - non mancano però quelle greche, romane, bizantine e di alcuni dei periodi più tardi - rivela verosimilmente una certa presenza umana nel sito, dal punto di vista numerico forse non molto consistente, anche in questo periodo. E' probabilmente nella prima metà del XIV sec. d. C., quando la Sicilia era sotto gli Aragonesi (dal 1282 al 1412), che sulla rupe della Forza inizia ad essere costruita la piccola fortezza o fortilitium - a quanto pare sotto Guglielmo l'Infante, figlio di Federico II d'Aragona.
Nello stesso periodo viene anche documentata l'esistenza del sottostante casale di Spaccaforno, di cui fu primo signore un certo Berlinghero (o Berengario) di Monterosso. Nel 1366 il "fortalitio" di Spaccaforno risulta già costruito. Nel 1392, annesso già alla potente Contea di Modica, dominata inizialmente dai Chiaramonte, viene annoverato come castello tra i possedimenti di Bernardo Cabrera (o Caprera), succedutosi frattanto alla guida della predetta Contea. Durante la dominazione spagnola (dal 1412 al 1713) il Fortilitium e la Terra di Spaccaforno passavano prima ai Caruso di Noto e poi agli Statella. Questi ultimi, originari delle Fiandre, si erano insediati qui in seguito allo sposalizio di Isabella Caruso con Francesco II Statella. Il catastrofico terremoto del 1693, che interessò in misura maggiore o minore tutti i centri della Sicilia Sud-orientale, sebbene danneggiò gravemente e in certi casi irreparabilmente le strutture della Forza e di Spaccaforno, non segnò tuttavia l'abbandono definitivo del Fortilitium. Epperò dagli inizi del Settecento in poi si darà corso alla ricostruzione di Spaccaforno (superiore), prima sull'adiacente pianoro della Difesa - già in parte occupato da abitazioni, chiese, conventi cinquecenteschi (S. Maria di Gesù e Carmine) e seicenteschi (Cappuccini) - e poi sul più ampio territorio Cugni, di cui del resto la Difesa era parte integrante. Per il Fortilitium e Spaccaforno inferiore, più antica, iniziava così un lento e inesorabile abbandono.

IL FORTILITIUM (secc.XIV -XVIII) : i monumenti e i resti

Era un immenso castello difeso dagli strapiombi naturali e, dalla parte del macello, da un fossato che si poteva superare tramite un ponte levatoio. Si entrava nel castello attraverso un grande portane di legno fiancheggiato da altre due porte più piccole. Oggi non retsano che poche mura che resistettero al terremoto del 1693. Alcuni scavi hanno messo in luce la parte del palazzo marchionale e il pavimento dell'antica chiesa esistente dentro il castello, la SS. Annunziata. Interessante da visitare é la scuderia, (m. 10 per m. 10) un'enorme grotta dove venivano custoditi i cavalli del "Fortilitium". Vi sono ancora le mangiatoie ricavate nella roccia e gli occhielli per legarvi gli animali. Esiste anche una parte alta dove veniva sistemato il fieno, ambienti adibiti a magazzino, e la sala degli armigeri. Nelle pareti si notano buchi scolpiti nella roccia, dove venivano infissi degli assi di legno per appendervi le armi, gli indumenti e i finimenti degli animali. Il palazzo marchionale sta venendo lentamente alla luce. Si possono noatre avanzi di un ballatoio e di una grande finestra, tracce di strade lastricate con ciotoli, altri resti di costruzioni, un pavimento rivestito di mattoni di creta cotta, in buon stato.
Sopra la porta del ponte levatoio c'era una lapide con la seguente scritta latina:

"Quis quis o Maure trux o hostis quique recede
Hos domini virtus munit vi multa colonos
Haec quae hospes cernis sunt propugnacula belli
Ut tuti cives tum dominusque simul
Nam Nicolaus Carusus hanc sibi condidit arcem
Hic filius Martis ingenioque potens".
MCCCLXX (Da una lettera del Dr. Innocenzo Leontini da "E tu non lo sai" di G. Calvo)

Qua e là si notano capaci cisterne scavate sotto il piano della roccia che servivano per ripostiglio delle derrate alimentari, profonde fino a 6 metri per 2. Esse venivano coperte da lastre di roccia con anelli di ferro.
IL PALAZZO MARCHIONALE (sec. XV - prima metà XVIII sec.)

Posto nel punto relativamente più alto del pianoro della Forza, in posizione preminente, oggi i suoi ruderi, in parte riesumati dal terreno durante le passate campagne di scavo, ci rilevano l'esistenza di un esteso edificio che, nel corso di più secoli, é stato modificato, ampliato e certamente integrato con preesistenti strutture più antiche. Di queste ultime é dato cogliere alcuni avanzi, visibili sui lati Nord-occidentale e settentrionale del Palazzo, dove esistono resti di strutture murarie megalitiche e di una colonna a fusto liscio su piedistallo e senza capitello - il ritrovamento di ceramica bizantina nell'area ( vi é stata rinvenuta pure quella quattrocentesca, cinquecentesca e seicentesca) - fa pensare però alla preesistenza di strutture coeve. I suddetti antichi avanzi sono probabilmente da riferire, in parte, alla cosidetta "fase Caruso" (seconda metà del XV sec. - prima metà del XVI sec.): Sono, invece, da ascrivere presumibilmente alla successiva " fase Statella" (seconda metà del XVI sec. - prima metà del XVIII sec.) i resti murari che delimitano alcuni ambienti interni ed esterni al Palazzo, esistenti sui suoi lati orientale e meridionale. A quanto risulta da notizie d'archivio, esso, almeno sotto gli Statella, si presentava con più piani sovrapposti articolati in "quattro appartati", e sovrastati da "un alta e vaga torre". In questo periodo doveva verosimilmente costituire un tutt'uno con l'annessa cappella privata di S. Pietro (XVI sec.) - ubicata pare nel cortile -, con l'adiacente Monastero e la contigua ed omonima chiesa di S. Giuseppe delle Benedettine (XVII sec.) - situati forse nel lato settentrionale del Palazzo -, con la chiesa dell'Annunziata, a cui era collegato tramite una postierla, e con altre presumibili strutture. Sul lato settentrionale del Palazzo dove, risulta, esistevano anche le carceri - purtroppo l'incuria del tempo e degli uomini sembra averne cancellato gli avanzi -, ubicate nei cosidetti "dammusi" (ambienti a pianterreno o seminterrati con tetto a volta), attualmente sono visibili i resti di un ampio cortile acciottolato, inglobante una corte più piccola, anch'essa acciottolata, quest'ultima un tempo forse al coperto. Su di essi si aprono più o meno direttamente, mediante aperture privi ormai di infissi, alcuni ambienti, tra cui una cucina (a destra) con focolare e tre recipienti - per granaglie od altro - incavati nel piano pavimentale e ricoperti da lastroni. Dalla predetta piccola corte parte una scala, a ridosso di un ambiente angusto adibito probabilmente a servizi igienici, che conduceva verosimilmente alla torre principale del Palazzo. A sinistra, invece, esistono alcuni ambienti ricoperti da relativamente ben conservati pavimenti in rosso pompeiano. Di fronte si apre una sala rivestita di piastrelle in terracotta di forma esagonale. Con quest'ultima comunica una sala retrostante, pavimentata con piastrelle in calcare e pietra pece, disposte a formare un interessante disegno a spina di pesce con al centro un rosone. Dietro esiste inoltre un trabocchetto per smaltimento rifiuti, forse anche umani.
Si hanno anche indizi dell'esistenza di sotterranei a cui si accedeva tramite botole, attualmente purtroppo non visibili. Il testè descritto "Palazzo Marchionale" subì gravi danni a causa del catastrofico terremoto del 1693 - ma anche quelli di altri sismi precedenti (1542) e successivi (1727) -, per cui iniziò per esso un lento e progressivo abbandono.

LA CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA (SECC. XV-XVII)

I resti di quest' antico edificio sacro si mostrano al visitatore in tutta la loro interezza dopo aver oltrepassato un epigrafe (a destra di chi scende per il sentiero), incisa su un masso calcareo. Su di esso sta scritto del trasferimento temporaneo, nel tricentenario del terremoto del 1693, del settecentesco trittico statuario del "SS. Cristo con la croce sulla spalla" (opera in cartapesta di un certo Guarino da Noto) dall' attuale chiesa dell' Annunziata di Ispica nel sito della sua primitiva chiesa della Forza. Posta sul lato Sud-Est del Fortilitium, dapprima forse isolata, fu costruita verosimilmente sotto i Caruso nella seconda metà del XV sec., pare con un orientamento Est-Ovest. La cisterna con annesse canalette, ivi esistente, si doveva trovare al suo esterno. Essa ci rivela che il sito, occupato da strutture sacre più antiche, venisse probabilmente utilizzato anche prima. La chiesetta fu poi ingrandita sotto gli Statella, presenti nell'area dalla seconda metà del XVI sec. alla prima metà del XVIII sec.. Aveva un'unica navata, era orientata forse in senso Nord-Sud e vi si accedeva tramite due porte: una sul lato Ovest, più antica e comunicante con l'interno del castello; l'altra sul lato Sud, più recente, in quanto risulta essere stata aperta nel XVII sec.. Nel predetto periodo essa aveva sette altari, quello sormonato da una pala lignea rappresentante l'Annunciazione (circa metà XVI sec.), attribuita ad un certo Cardillo il Vecchio da Messina, che oggi si custodisce nella sacrestia della settecentesca chiesa dell' Annunziata di Ispica; l'altare maggiore con la bellissima e vetusta statua della "Madonna dell' Itria" del 1470, a quanto risulta danneggiata da un incendio, dopo l'altare del "Cristo con la croce sulla spalla", la cui statua lignea fu costruita nel corso del XVII sec. e poi distrutta dal terremoto del 1693; e infine l'altare del "Cristo risorto con soldati atterriti" (a quanto pare, anche questo gruppo statuario, assieme a quattro "paliotti" d'altare, fu traslato nella già citata chiesa dell'Annunziata di Ispica). Vi si custodiva pure, in apposita cappella con inferriata in ferro battuto, una "cassa reliquaria" d'argento. Dell'antica chiesa dell'Annunziata della Forza ancora oggi si possono notare: i tagli di fondazione e il piano pavimentale roccioso, in cui sono presenti delle fosse sepolcrali, disposte con differente orientamento (Est-Ovest e Nord-Sud); la cisterna con canalette, sopra ricordata; i resti di alcuni altari e di quella che sembra l'abside Est. Da essa provengono inoltre tre lapidi sepolcrali. Due di esse, una con epigrafe in latino e l'altra in" italiano" del Seicento, con frammistione di termini spagnoli, sono custodite nel piccolo museo-antiquarium della Forza. Nella terza, invece, realizzata probabilmente nella seconda metà del XV sec., é effigiato in altorilievo un nobile personaggio, forse Nicolò Caruso, l'artefice delle imponenti opere di fortificazione al castello della Forza, così come ricordava una "lapide" affissa al suo ingresso. L'opera attribuita forse a Domenico Gagini, si trova attualmente custodita nei locali del Centro Studi Polivalente di Ispica.

IL COMPLESSO IPOGEICO RUPESTRE (le grotte dentro il Parco Forza) (da A a L)

Oltrepassati i ruderi dell'antica chiesa dell'Annunziata, il sentiero volge a sinistra e scende, conducendo sui degradanti costoni rocciosi settentrionali della Forza, sormonati in alcuni tratti dai resti di antiche mura del castello. Mentre dalla parte opposta fanno da cornice ripide pareti cinerine del ramo principale di Cava Ispica, foracchiate da un discreto numero di ipogei e tombe preistoriche a grotticelle artificiali, alcune con i prospetti franati, - é nota un pò più a valle la necropoli preistorica di Scalaricotta-, qui, invece, si aprono 27 grotte, con pianta più o meno regolare. Le predette grotte della Forza, come pure quelle esterne, presentano di fuori ingegnosi sistemi di canalizzazione per il controllo delle acque e degli incavi equidistanti per travi di tetti di avancorpi in elevato. Al loro interno invece si possono notare : buchi-sfiatatoi (sul tetto o alle pareti), lucernai, mangiatoie, anelli per la ferma di animali, mensole grandi e piccole per la posa di vivande od altro, sistemi di canalizzazione per la raccolta e il drenaggio delle acque. L'attuale loro conformazione é il risultato di plurisecolari adattamenti funzionali alle esigenze di occupazione del sito nelle varie epoche, é da segnalare infine un'imponente scala rupestre visibile nel medesimo lato settentrionale della Forza prima di arrivare alla Scuderia. Essa pare avesse un ruolo importante nella viabilità interna del castello.

LA SCUDERIA

E' una grande grotta del complesso ipogeico rupestre raggiungibile dopo aver oltrepassato la citata scala rupestre. Essa ha una pianta pressochè rettangolare. A destra di chi entra c'è una lunga mangiatoia con anelli intagliati nella roccia per la ferma dei cavalli. Sul pavimento sono visibili delle canalette per il drenaggio dei liquami. Interessante invece sulla parete sinistra, é la presenza di un "graffito" che rappresenta forse una scena rituale, dominata da figure umane e da cavalli (di uno di essi sono chiaramente visibili la testa, il collo, il dorso e parte delle zampe). Sulla stessa parete, un pòin disparte e a sinistra, é incisa una sagoma umana il cui capo, che ha le sembianze della testa di un rapace, pare essere coperto da una maschera. Il suddetto graffito, di probabile fattura siculo-greca, é forse protostorico (circa X-VIII sec. a.C.).

IL MUSEO - ANTIQUARIUM

Viene in successione dopo la Scuderia ed occupa una grotta del complesso ipogeico rupestre. Al suo interno, provenienti dagli scavi effettuati sia dalla Forza che nei dintorni, sono raccolti alcuni reperti ceramici e litici di varie epoche, a partire dalla prima Età del bronzo e fino ai periodi medievale, rinascimentale, prebarocco, ed anche oltre. Non mancano però anche frammenti di ceramica riferibile ai periodi greco-classico, ellenistico-romano, bizantino. Interessanti sono, tra l'altro, le selci, le ossidiane e gli utensili in pietra lavica, riferibili alla predetta prima Età del bronzo (facies castellucciana, XX - XV secc.a.C.). Sono da segnalare inoltre due "lapidi sepolcrali", una scritta in latino, l'altra invece in lingua italiana del Seicento con intercalate alcune parole spagnole. Esse provengono dalla già citata chiesa della SS. Annunziata.

IL CENTOSCALE (sec. XII)

Vi si giunge dopo aver lasciato alle spalle il Museo-antiquarium e oltrepassato alcune grotte con mangiatoie. E' verosimilmente un profondo pozzo per acqua. Scavato interamente nella roccia, si apre sul lato settentrionale della Forza, ha una sezione rettangolare a piano inclinato, con circa 250 gradini. Nella parte destra del suo tratto superiore si aprono due finastrelle, intagliate nella roccia, per luce e presa d'aria, una singolare tipologia presenta quella posta più in basso della prima, preceduta da un breve cunicolo con pianta ad S. Ancora più giù si aprono altri due cunicoli, posti alla stessa profondità, uno a destra e uno a sinistra; mentre un ultimo cunicolo, sul lato destro e alla fine del Centoscale, é collegato con una cisterna. A partire da una certa profondità, interessante é anche la presenza, sul tetto e su parte delle pareti laterali dell'ipogeo, di alcune concrezioni calcaree, tipiche di ambiente carsico, che descrivono dei mirabili disegni a intreccio. A tutt'oggi non si sa con esattezza quando quest'opera così imponente sia stata realizzata. Per alcuni forse nel periodo bizantino o arabo; secondo altri invece in quello normanno. In quest'ultimo caso si avrebbe pure riscontro in alcune notizie d'archivio ottocentesche, secondo cui pare che il Centoscale sia stato realizzato nel XII secolo.

IL TRABOCCHETTO

L'antico sistema con cui venivano fatte sparire i nemici e le persone indesiderate oggi è testimoniato da una fossa di m. 1,80 per 1,70 esistente vicino al palazzo marchionale, che dà direttamente in una grande grotta sottostante, alta parecchi metri. Era un sistema in uso in tutti i castelli medioevali ed anche nei palazzi dei baroni  e dei notabili. Una botola ad altalena ben mimetizzata nel terreno si apriva tramite un congegno azionato meccanicamente. Il malcapitato che si trovava sopra la botola precipitava in un ambiente buio, senza finestre, isolato e umido dove molte volte veniva lasciato a morire.
Nel castello della "Forza" esistevano altri trabocchetti in varie parti ubicati e servivano anche come difesa contro i nemici del castello.

LA CHIESA RUPESTRE DI S. MARIA DELLA CAVA (secc. III - IV )

Si trova nel fondo valle, ai piedi ed all'esterno del Parco Forza. Una parete con lapidi commemorative, sormontata da un arco trionfale a tutto sesto, racchiude un'antica abside-presbiterio rupestre che, assieme ad alcuni avanzi perimetrali esterni, fu risparmiata dal terremoto del 1693. Forse catacomba paleocristiana, fu poi trasformata in chiesetta con l'abside ad oriente. Sul suo lato interno lato est infatti sembra si trovino antichi affreschi del periodo bizantino-premusulmano (secc. VI - VIII circa); uno di essi rappresenta forse il papa S. Gregorio Magno.
Nel periodo normanno-svevo (secc. XII - XIII circa) verosimilmente fu dipinta la Madonna col Bambino ("Basilissa", ossia "Regina seduta in trono") effigiata nella lunetta, chiusa da una volta ad arco a tutto sesto con motivi geometrico-spirali dipinti.
Nel XVI sec. la chiesetta rupestre fu verosimilmente ampliata in senso nord-sud con la costruzione di un avancorpo in elevato, contenente sei cappelle (tre per lato), in parte crollato a causa del citato terremoto del 1693. La parete con la lunetta funse così da nuova abside. Sono pure del XVI sec. le sette piccole figure sacre dipinte al di sotto della lunetta (da sinistra a destra: Cristo legato alla colonna, S. Giovanni, S. Andrea, S. Paolo, S. Luca, S. Domenico, S. Francesco). Alcune parti di affresco della lunetta, assegnabili al predetto periodo, rappresentanti la Madonna, S. Francesco, S. Ilarione, la Colomba dello Spirito Santo, dopo l'asporto dalla primitiva parete, sono stati recentemente ricomposti su apposito supporto e collocati nella cosiddetta "Casa della cera" dell'attuale chiesa di S. Maria Maggiore di Ispica.
A destra della lunetta sono ancora visibili i resti affrescati di una probabile S. Rosalia e di un Crocifisso. A sinistra invece pare che fossero dipinti l'Addolorata e S. Ilarione. Il tutto, lunetta compresa, viene racchiuso ed armonizzato da un'interessante macchina decorativa dipinta, costituita da cornici con archi a tutto sesto, finti pilastri, modanature curvilinee, volute, motivi floreali, cartiglio, corone e conchiglia, ancora in parte visibili. Gli affreschi e motivi decorativi della parete absidale nord, precedentemente descritti e tuttora in parte visibili, sono stati eseguiti presumibilmente tra i secc. XVII e XVIII; alcuni però sono stati ridipinti su affreschi più antichi.
Ai piedi della lunetta esiste un altare, riccamente intagliato, della fine del XIX sec; a sinistra invece c'é la probabilmente seicentesca statua in cartapesta di S. Ilarione, proveniente forse dal Convento dei Cappuccini di Ispica (soppresso nel 1866).
L'attuale statua del Cristo flagellato alla colonna, esistente nella chiesa di S. Maria Maggiore di Ispica, é pare un successivo riadattamento di un antico Crocifisso, venerato in questa chiesa rupestre forse già dai tempi di S. Ilarione (sec. IV).

LA CONCERIA

La grotta denominata "Cunziria" si trova proprio di fronte alla chiesa di S. Maria della Cava. E' situata in una terrazza della Valle coltivata di proprietà del sig. Nigro. per accedervi bisogna rivolgersi al proprietario. Dentro la grotta esistono una ventina di fosse rettangolari, l'una vicina all'altra della misura di circa 1,25 per 70. Vicino ad ogni fossa una specie di sedile scolpito nella roccia.
Attigue alle vasche dovettero esserci dei pozzetti rotondi che serviva per portare l'acqua nelle fosse, proveniente dal grande canale esterno che convogliava l'acqua di "Serramontone".
Qui si conciavano le pelli degli animali, un lavoro molto importante per una comunità di pastori e di contadini, che sul commercio e la produzione delle pelli basava gran parte del suo reddito. Qui sicuramente tutti gli abitanti della Valle ed anche numerosi forestieri portavano le pelli di montone che d'inverno tenevano al caldo nelle umide grotte della Valle. Anche il cuoio aveva un fiorente commercio e famosi sono stati da sempre qui i "Suddunari", gli artigiani che fabbricavano degli animali da tiro.

Cava Ispica: periodo preistorico e protostorico

 

ISPICA

Su una collina leggermente in pendio, a sei Km dal mare, l'attuale nucleo urbano comprende un'area di impianto settecentesco e un'area di impianto medioevale; quest'ultima area é adiacente a uno sperone roccioso su cui sonoi ruderi di una fortezza, nucleo principale della città, prima del terremoto del 1693. La fortezza ebbe una vita particolarmente intensa in età rinascimentale; di questo periodo restano i ruderi del Palazzo marchionale e della chiesa della SS. Annunziata, mentre é di datazione incerta il tunnel sotterraneo detto "centoscale", opera utilizzata per l'approvvigionamento idrico.
Dopo il terremoto si ricostruisce sul vecchio sito il quartiere del Carmine mentre per il resto si traccia una maglia ortogonale di vie in direzione dell'altopiano. Qui si costruiscono le architetture acclesiastiche più importanti: S. Maria Maggiore, la SS. Annunziata, S. Bartolomeo. La prima, S. Maria Maggiore, costruita durante la prima metà del Settecento, ha un impianto planimetrico basilicale, a tre navate. L'interno presenta un coerente ciclo di affreschi, opera di Olivio Sozzi (1763-1765). All'esterno, il prospetto del 1878 ubbidisce a schemi neoclassici abbastanza accademici, mentre le logge disposte a semicerchio, come ampia esedra di pietra in sostituzione delle precarie logge di legno, sono opera di Vincenzo Sinatra (1749). La chiesa di Maria SS. Annunziata si caratterizza per un completo ciclo di stucchi che satura lo spazio interno, opera quasi sicuramente del palermitano Giuseppe Gianforma (1750 ca.). La chiesa di S. Bartolomeo, posta nella piazza Regina Margherita, su un alto basamento, ha un prospetto a due ordini in cui le membrature della tradizione settecentesca sono organizzate in un telaio già neoclassico.
Nell'area urbana che va verso l'altopiano si colloca il Palazzo Bruno di Belmonte; oggi sede municipale. Progettato da Ernesto Basile nel 1906, il palazzo si pone con la sua mole a parallelepipedo rettangolo a tre piani come un rinnovato castello liberty ,
con torri angolari, decorazioni a dentelli lungo il coronamento, pannelli di maiolica e ricche inferriate in ferro battuto. Il Basile influenzerà tutta l'architettura ispicese, per cui molte sono le case di agricoltori e artigiani che lungo le vie principali presentano decorazioni liberty basiliane.

 

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