IL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA FORZA NELLA CAVA ISPICA
Introduzione
Si trova
nel territorio dei Comuni di Modica e di Ispica. Lunga 13 Km, é
solcata da un ruscello fra scenari naturalistici di affascinante suggestione.
E' un'incisione valliva di rocce calcaree cinerine con macchie color ruggine,
ricca di insediamenti, di santuari e di tombe rupestri. La continuità
abitativa dell'area parte dell'età del Bronzo per arrivare ai nostri
giorni, con una frequentazione più intensa tra i secoli IV VIII
d. C., da mettere in relazione col movimento monastico che dall'Oriente
si diffuse nel Mediterraneooccidentale.
Partendo dalla partenordorientale si individuano i ruderi della chiesetta
di S. Giovanni, un'architettura a pianta longitudinale con abside trilobata
(secc. V-VI d. C.) da rapportarsi a unacomunità rurale. Non molto
lontano si trovano ipogeico cristiano denominato Larderia, con tre ambulacri
in cui si contano più di trecento tombe (secc. IV-V d. C.) e i
sacelli rupestri di S. Maria, della Spezieria, della Grotta dei Santi,
di S. Nicola dove ancora esistono tracce di pitture parietali.
Verso sud si trovano il Castello, un monumentale sperone roccioso con
escavazioni sistemate a più piani, ilconvento in un sito quasi
inaccessibile, legato probabilmente a un sacello rupestre, e il vano di
S. Alessandra, indizio di piccolo oratorio, luogo di vita cenobitica.
A conclusione del percorso della cava si incontra il Fortilitium, nella
cui area si sono trovate tracce di insediamenti umani a partire dall'età
del Bronzo. Sulle colline circostanti sono altri santuari rupestri con
sbiaditi affreschi di Santi. Tra la pianura e le ultime propaggini della
cava si trova la catacomba di D. Marco (IV-V sec. d. C.) che si sviluppa
per circa 40 metri, con arcosoli polisomi dentro cui si contano più
di 260 sepolcri.
L'ARCHEOLOGIA
E LA STORIA
Plurimillenaria
custode e in parte depositaria del prezioso patrimonio naturalistico e
storico-archeologico di Cava Ispica, profondo e tortuoso canyon fluviale
di circa 13 Km., solcante parte dei territori di Modica, Rosolini e Ispica,
nella Sicilia Sud-Orientale, é da considerarsi l'alta rupe della
FORZA, corruzione volgare del termine Fortilitium, ossia "piccola fortezza".
Si tratta di un possente e quasi del tutto isolato sperone roccioso calcareo
del Miocene inferiore (tarda Era terziaria, età media di circa
venti milioni d'anni), che sorge nei pressi dello sbocco Sud-Est della
Cava, di cui é parte integrante. E' proprio su questo sito che,
in mezzo ad una natura dove é possibile trovare ancora in parte,
la flora e la fauna presenti a Cava Ispica, affiorano, accanto o al di
sopra di antichi resti preistorici e protostorici, i ruderi dell'antica
fortezza tardomedievale-rinascimentale-prebarocca. Essa costituiva il
nucleo dell'antico centro abitato di Spaccaforno (Ispacaefundus),
oggi Ispica, adagiato inizialmente ai suoi piedi. Segni evidenti della
presenza dell'uomo alla Forza si hanno a partire dalla prima Età
del bronzo (facies castellucciana, XX-XV a. C.) così come testimoniano
alcuni reperti ceramici e litici (selci, ossidiane, pietra lavica) trovati
nei pressi dell'attuale ingresso al Parco, dove sono stati rinvenuti anche
i resti di una capanna circolare coeva. Se pochissimi sono i reperti riferibili
alle successive età del bronzo, medio (fase Thapsos) e tardo (fase
di Pantalica Nord - per quest'ultimo periodo, allo stato attuale, sfugge
peraltro un'evidenza sicana - ) non così é per le seguenti
età del bronzo finale e del ferro in cui sono da segnalare reperti,
non solo ceramici, riferibili in qualche modo a Siculi, Greci e tardo
- Siculi, scaglio-nabili tra il X ed il V sec. a. C. (fasi di Cassibile,
Pantalica Sud, Finocchito e Licodia Eubea). Alla relativa consistenza
di reperti dei periodi tardo-romano (la presenza romana in Sicilia va
dal 264 a. C., cioè dalla prima guerra punica, al 535 d. C.) e
bizantino (dal 537 all'827) quelli riguardanti quest'ultimo periodo sono
stati trovati nell'area del Palazzo Marchionale, dove forse esisteva una
struttura in elevato coeva - si contrappone invece la scarsità
di prove sulla presenza Araba (dall'827 al 1060) e Normanna (dal 1060
al 1194), che é forse da cogliere, tra l'altro, in alcune opere
a carattere idraulico presenti alla Forza: basti citare il cosidetto Centoscale.
Il ritrovamento di monete bronzee dell'età sveva (dal 1194 al 1266)
- non mancano però quelle greche, romane, bizantine e di alcuni
dei periodi più tardi - rivela verosimilmente una certa presenza
umana nel sito, dal punto di vista numerico forse non molto consistente,
anche in questo periodo. E' probabilmente nella prima metà del
XIV sec. d. C., quando la Sicilia era sotto gli Aragonesi (dal 1282 al
1412), che sulla rupe della Forza inizia ad essere costruita la piccola
fortezza o fortilitium - a quanto pare sotto Guglielmo l'Infante, figlio
di Federico II d'Aragona.
Nello stesso periodo viene anche documentata l'esistenza del sottostante
casale di Spaccaforno, di cui fu primo signore un certo Berlinghero (o
Berengario) di Monterosso. Nel 1366 il "fortalitio" di Spaccaforno risulta
già costruito. Nel 1392, annesso già alla potente Contea
di Modica, dominata inizialmente dai Chiaramonte, viene annoverato come
castello tra i possedimenti di Bernardo Cabrera (o Caprera), succedutosi
frattanto alla guida della predetta Contea. Durante la dominazione spagnola
(dal 1412 al 1713) il Fortilitium e la Terra di Spaccaforno passavano
prima ai Caruso di Noto e poi agli Statella. Questi ultimi, originari
delle Fiandre, si erano insediati qui in seguito allo sposalizio di Isabella
Caruso con Francesco II Statella. Il catastrofico terremoto del 1693,
che interessò in misura maggiore o minore tutti i centri della
Sicilia Sud-orientale, sebbene danneggiò gravemente e in certi
casi irreparabilmente le strutture della Forza e di Spaccaforno, non segnò
tuttavia l'abbandono definitivo del Fortilitium. Epperò dagli inizi
del Settecento in poi si darà corso alla ricostruzione di Spaccaforno
(superiore), prima sull'adiacente pianoro della Difesa - già in
parte occupato da abitazioni, chiese, conventi cinquecenteschi (S. Maria
di Gesù e Carmine) e seicenteschi (Cappuccini) - e poi sul più
ampio territorio Cugni, di cui del resto la Difesa era parte integrante.
Per il Fortilitium e Spaccaforno inferiore, più antica, iniziava
così un lento e inesorabile abbandono.
IL
FORTILITIUM (secc.XIV -XVIII) : i monumenti e i resti
Era un immenso
castello difeso dagli strapiombi naturali e, dalla parte del macello,
da un fossato che si poteva superare tramite un ponte levatoio. Si entrava
nel castello attraverso un grande portane di legno fiancheggiato da altre
due porte più piccole. Oggi non retsano che poche mura che resistettero
al terremoto del 1693. Alcuni scavi hanno messo in luce la parte del palazzo
marchionale e il pavimento dell'antica chiesa esistente dentro il castello,
la SS. Annunziata. Interessante da visitare é la scuderia, (m.
10 per m. 10) un'enorme grotta dove venivano custoditi i cavalli del "Fortilitium".
Vi sono ancora le mangiatoie ricavate nella roccia e gli occhielli per
legarvi gli animali. Esiste anche una parte alta dove veniva sistemato
il fieno, ambienti adibiti a magazzino, e la sala degli armigeri. Nelle
pareti si notano buchi scolpiti nella roccia, dove venivano infissi degli
assi di legno per appendervi le armi, gli indumenti e i finimenti degli
animali. Il palazzo marchionale sta venendo lentamente alla luce. Si possono
noatre avanzi di un ballatoio e di una grande finestra, tracce di strade
lastricate con ciotoli, altri resti di costruzioni, un pavimento rivestito
di mattoni di creta cotta, in buon stato.
Sopra la porta del ponte levatoio c'era una lapide con la seguente scritta
latina:
"Quis quis
o Maure trux o hostis quique recede
Hos domini virtus munit vi multa colonos
Haec quae hospes cernis sunt propugnacula belli
Ut tuti cives tum dominusque simul
Nam Nicolaus Carusus hanc sibi condidit arcem
Hic filius Martis ingenioque potens".
MCCCLXX (Da una lettera del Dr. Innocenzo Leontini da "E tu non lo
sai" di G. Calvo)
Qua
e là si notano capaci cisterne scavate sotto il piano della roccia
che servivano per ripostiglio delle derrate alimentari, profonde fino
a 6 metri per 2. Esse venivano coperte da lastre di roccia con anelli
di ferro.
IL PALAZZO
MARCHIONALE (sec. XV - prima metà XVIII sec.)
Posto nel
punto relativamente più alto del pianoro della Forza, in posizione
preminente, oggi i suoi ruderi, in parte riesumati dal terreno durante
le passate campagne di scavo, ci rilevano l'esistenza di un esteso edificio
che, nel corso di più secoli, é stato modificato, ampliato
e certamente integrato con preesistenti strutture più antiche.
Di queste ultime é dato cogliere alcuni avanzi, visibili sui lati
Nord-occidentale e settentrionale del Palazzo, dove esistono resti di
strutture murarie megalitiche e di una colonna a fusto liscio su piedistallo
e senza capitello - il ritrovamento di ceramica bizantina nell'area (
vi é stata rinvenuta pure quella quattrocentesca, cinquecentesca
e seicentesca) - fa pensare però alla preesistenza di strutture
coeve. I suddetti antichi avanzi sono probabilmente da riferire, in parte,
alla cosidetta "fase Caruso" (seconda metà del XV sec. - prima
metà del XVI sec.): Sono, invece, da ascrivere presumibilmente
alla successiva " fase Statella" (seconda metà del XVI sec. - prima
metà del XVIII sec.) i resti murari che delimitano alcuni ambienti
interni ed esterni al Palazzo, esistenti sui suoi lati orientale e meridionale.
A quanto risulta da notizie d'archivio, esso, almeno sotto gli Statella,
si presentava con più piani sovrapposti articolati in "quattro
appartati", e sovrastati da "un alta e vaga torre". In questo periodo
doveva verosimilmente costituire un tutt'uno con l'annessa cappella privata
di S. Pietro (XVI sec.) - ubicata pare nel cortile -, con l'adiacente
Monastero e la contigua ed omonima chiesa di S. Giuseppe delle Benedettine
(XVII sec.) - situati forse nel lato settentrionale del Palazzo -, con
la chiesa dell'Annunziata, a cui era collegato tramite una postierla,
e con altre presumibili strutture. Sul lato settentrionale del Palazzo
dove, risulta, esistevano anche le carceri - purtroppo l'incuria del tempo
e degli uomini sembra averne cancellato gli avanzi -, ubicate nei cosidetti
"dammusi" (ambienti a pianterreno o seminterrati con tetto a volta), attualmente
sono visibili i resti di un ampio cortile acciottolato, inglobante una
corte più piccola, anch'essa acciottolata, quest'ultima un tempo
forse al coperto. Su di essi si aprono più o meno direttamente,
mediante aperture privi ormai di infissi, alcuni ambienti, tra cui una
cucina (a destra) con focolare e tre recipienti - per granaglie od altro
- incavati nel piano pavimentale e ricoperti da lastroni. Dalla predetta
piccola corte parte una scala, a ridosso di un ambiente angusto adibito
probabilmente a servizi igienici, che conduceva verosimilmente alla torre
principale del Palazzo. A sinistra, invece, esistono alcuni ambienti ricoperti
da relativamente ben conservati pavimenti in rosso pompeiano. Di fronte
si apre una sala rivestita di piastrelle in terracotta di forma esagonale.
Con quest'ultima comunica una sala retrostante, pavimentata con piastrelle
in calcare e pietra pece, disposte a formare un interessante disegno a
spina di pesce con al centro un rosone. Dietro esiste inoltre un trabocchetto
per smaltimento rifiuti, forse anche umani.
Si hanno anche indizi dell'esistenza di sotterranei a cui si accedeva
tramite botole, attualmente purtroppo non visibili. Il testè descritto
"Palazzo Marchionale" subì gravi danni a causa del catastrofico
terremoto del 1693 - ma anche quelli di altri sismi precedenti (1542)
e successivi (1727) -, per cui iniziò per esso un lento e progressivo
abbandono.
LA
CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA (SECC. XV-XVII)
I resti di
quest' antico edificio sacro si mostrano al visitatore in tutta la loro
interezza dopo aver oltrepassato un epigrafe (a destra di chi scende per
il sentiero), incisa su un masso calcareo. Su di esso sta scritto del
trasferimento temporaneo, nel tricentenario del terremoto del 1693, del
settecentesco trittico statuario del "SS. Cristo con la croce sulla spalla"
(opera in cartapesta di un certo Guarino da Noto) dall' attuale chiesa
dell' Annunziata di Ispica nel sito della sua primitiva chiesa della Forza.
Posta sul lato Sud-Est del Fortilitium, dapprima forse isolata, fu costruita
verosimilmente sotto i Caruso nella seconda metà del XV sec., pare
con un orientamento Est-Ovest. La cisterna con annesse canalette, ivi
esistente, si doveva trovare al suo esterno. Essa ci rivela che il sito,
occupato da strutture sacre più antiche, venisse probabilmente
utilizzato anche prima. La chiesetta fu poi ingrandita sotto gli Statella,
presenti nell'area dalla seconda metà del XVI sec. alla prima metà
del XVIII sec.. Aveva un'unica navata, era orientata forse in senso Nord-Sud
e vi si accedeva tramite due porte: una sul lato Ovest, più antica
e comunicante con l'interno del castello; l'altra sul lato Sud, più
recente, in quanto risulta essere stata aperta nel XVII sec.. Nel predetto
periodo essa aveva sette altari, quello sormonato da una pala lignea rappresentante
l'Annunciazione (circa metà XVI sec.), attribuita ad un certo Cardillo
il Vecchio da Messina, che oggi si custodisce nella sacrestia della settecentesca
chiesa dell' Annunziata di Ispica; l'altare maggiore con la bellissima
e vetusta statua della "Madonna dell' Itria" del 1470, a quanto risulta
danneggiata da un incendio, dopo l'altare del "Cristo con la croce sulla
spalla", la cui statua lignea fu costruita nel corso del XVII sec. e poi
distrutta dal terremoto del 1693; e infine l'altare del "Cristo risorto
con soldati atterriti" (a quanto pare, anche questo gruppo statuario,
assieme a quattro "paliotti" d'altare, fu traslato nella già citata
chiesa dell'Annunziata di Ispica). Vi si custodiva pure, in apposita cappella
con inferriata in ferro battuto, una "cassa reliquaria" d'argento. Dell'antica
chiesa dell'Annunziata della Forza ancora oggi si possono notare: i tagli
di fondazione e il piano pavimentale roccioso, in cui sono presenti delle
fosse sepolcrali, disposte con differente orientamento (Est-Ovest e Nord-Sud);
la cisterna con canalette, sopra ricordata; i resti di alcuni altari e
di quella che sembra l'abside Est. Da essa provengono inoltre tre lapidi
sepolcrali. Due di esse, una con epigrafe in latino e l'altra in" italiano"
del Seicento, con frammistione di termini spagnoli, sono custodite nel
piccolo museo-antiquarium della Forza. Nella terza, invece, realizzata
probabilmente nella seconda metà del XV sec., é effigiato
in altorilievo un nobile personaggio, forse Nicolò Caruso, l'artefice
delle imponenti opere di fortificazione al castello della Forza, così
come ricordava una "lapide" affissa al suo ingresso. L'opera attribuita
forse a Domenico Gagini, si trova attualmente custodita nei locali del
Centro Studi Polivalente di Ispica.
IL
COMPLESSO IPOGEICO RUPESTRE (le grotte dentro il Parco Forza) (da A a
L)
Oltrepassati
i ruderi dell'antica chiesa dell'Annunziata, il sentiero volge a sinistra
e scende, conducendo sui degradanti costoni rocciosi settentrionali della
Forza, sormonati in alcuni tratti dai resti di antiche mura del castello.
Mentre dalla parte opposta fanno da cornice ripide pareti cinerine del
ramo principale di Cava Ispica, foracchiate da un discreto numero di ipogei
e tombe preistoriche a grotticelle artificiali, alcune con i prospetti
franati, - é nota un pò più a valle la necropoli
preistorica di Scalaricotta-, qui, invece, si aprono 27 grotte, con pianta
più o meno regolare. Le predette grotte della Forza, come pure
quelle esterne, presentano di fuori ingegnosi sistemi di canalizzazione
per il controllo delle acque e degli incavi equidistanti per travi di
tetti di avancorpi in elevato. Al loro interno invece si possono notare
: buchi-sfiatatoi (sul tetto o alle pareti), lucernai, mangiatoie, anelli
per la ferma di animali, mensole grandi e piccole per la posa di vivande
od altro, sistemi di canalizzazione per la raccolta e il drenaggio delle
acque. L'attuale loro conformazione é il risultato di plurisecolari
adattamenti funzionali alle esigenze di occupazione del sito nelle varie
epoche, é da segnalare infine un'imponente scala rupestre visibile
nel medesimo lato settentrionale della Forza prima di arrivare alla Scuderia.
Essa pare avesse un ruolo importante nella viabilità interna del
castello.
LA
SCUDERIA
E' una grande
grotta del complesso ipogeico rupestre raggiungibile dopo aver oltrepassato
la citata scala rupestre. Essa ha una pianta pressochè rettangolare.
A destra di chi entra c'è una lunga mangiatoia con anelli intagliati
nella roccia per la ferma dei cavalli. Sul pavimento sono visibili delle
canalette per il drenaggio dei liquami. Interessante invece sulla parete
sinistra, é la presenza di un "graffito" che rappresenta forse
una scena rituale, dominata da figure umane e da cavalli (di uno di essi
sono chiaramente visibili la testa, il collo, il dorso e parte delle zampe).
Sulla stessa parete, un pòin disparte e a sinistra, é incisa
una sagoma umana il cui capo, che ha le sembianze della testa di un rapace,
pare essere coperto da una maschera. Il suddetto graffito, di probabile
fattura siculo-greca, é forse protostorico (circa X-VIII sec. a.C.).
IL
MUSEO - ANTIQUARIUM
Viene in
successione dopo la Scuderia ed occupa una grotta del complesso ipogeico
rupestre. Al suo interno, provenienti dagli scavi effettuati sia dalla
Forza che nei dintorni, sono raccolti alcuni reperti ceramici e litici
di varie epoche, a partire dalla prima Età del bronzo e fino ai
periodi medievale, rinascimentale, prebarocco, ed anche oltre. Non mancano
però anche frammenti di ceramica riferibile ai periodi greco-classico,
ellenistico-romano, bizantino. Interessanti sono, tra l'altro, le selci,
le ossidiane e gli utensili in pietra lavica, riferibili alla predetta
prima Età del bronzo (facies castellucciana, XX - XV secc.a.C.).
Sono da segnalare inoltre due "lapidi sepolcrali", una scritta in latino,
l'altra invece in lingua italiana del Seicento con intercalate alcune
parole spagnole. Esse provengono dalla già citata chiesa della
SS. Annunziata.
IL
CENTOSCALE (sec. XII)
Vi si giunge
dopo aver lasciato alle spalle il Museo-antiquarium e oltrepassato alcune
grotte con mangiatoie. E' verosimilmente un profondo pozzo per acqua.
Scavato interamente nella roccia, si apre sul lato settentrionale della
Forza, ha una sezione rettangolare a piano inclinato, con circa 250 gradini.
Nella parte destra del suo tratto superiore si aprono due finastrelle,
intagliate nella roccia, per luce e presa d'aria, una singolare tipologia
presenta quella posta più in basso della prima, preceduta da un
breve cunicolo con pianta ad S. Ancora più giù si aprono
altri due cunicoli, posti alla stessa profondità, uno a destra
e uno a sinistra; mentre un ultimo cunicolo, sul lato destro e alla fine
del Centoscale, é collegato con una cisterna. A partire da una
certa profondità, interessante é anche la presenza, sul
tetto e su parte delle pareti laterali dell'ipogeo, di alcune concrezioni
calcaree, tipiche di ambiente carsico, che descrivono dei mirabili disegni
a intreccio. A tutt'oggi non si sa con esattezza quando quest'opera così
imponente sia stata realizzata. Per alcuni forse nel periodo bizantino
o arabo; secondo altri invece in quello normanno. In quest'ultimo caso
si avrebbe pure riscontro in alcune notizie d'archivio ottocentesche,
secondo cui pare che il Centoscale sia stato realizzato nel XII secolo.
IL TRABOCCHETTO
L'antico
sistema con cui venivano fatte sparire i nemici e le persone indesiderate
oggi è testimoniato da una fossa di m. 1,80 per 1,70 esistente
vicino al palazzo marchionale, che dà direttamente in una grande
grotta sottostante, alta parecchi metri. Era un sistema in uso in tutti
i castelli medioevali ed anche nei palazzi dei baroni e dei notabili.
Una botola ad altalena ben mimetizzata nel terreno si apriva tramite un
congegno azionato meccanicamente. Il malcapitato che si trovava sopra
la botola precipitava in un ambiente buio, senza finestre, isolato e umido
dove molte volte veniva lasciato a morire.
Nel castello della "Forza" esistevano altri trabocchetti in varie parti
ubicati e servivano anche come difesa contro i nemici del castello.
LA
CHIESA RUPESTRE DI S. MARIA DELLA CAVA (secc. III - IV )
Si trova
nel fondo valle, ai piedi ed all'esterno del Parco Forza. Una parete con
lapidi commemorative, sormontata da un arco trionfale a tutto sesto, racchiude
un'antica abside-presbiterio rupestre che, assieme ad alcuni avanzi perimetrali
esterni, fu risparmiata dal terremoto del 1693. Forse catacomba paleocristiana,
fu poi trasformata in chiesetta con l'abside ad oriente. Sul suo lato
interno lato est infatti sembra si trovino antichi affreschi del periodo
bizantino-premusulmano (secc. VI - VIII circa); uno di essi rappresenta
forse il papa S. Gregorio Magno.
Nel periodo normanno-svevo (secc. XII - XIII circa) verosimilmente fu
dipinta la Madonna col Bambino ("Basilissa", ossia "Regina seduta in trono")
effigiata nella lunetta, chiusa da una volta ad arco a tutto sesto con
motivi geometrico-spirali dipinti.
Nel XVI sec. la chiesetta rupestre fu verosimilmente ampliata in senso
nord-sud con la costruzione di un avancorpo in elevato, contenente sei
cappelle (tre per lato), in parte crollato a causa del citato terremoto
del 1693. La parete con la lunetta funse così da nuova abside.
Sono pure del XVI sec. le sette piccole figure sacre dipinte al di sotto
della lunetta (da sinistra a destra: Cristo legato alla colonna, S. Giovanni,
S. Andrea, S. Paolo, S. Luca, S. Domenico, S. Francesco). Alcune parti
di affresco della lunetta, assegnabili al predetto periodo, rappresentanti
la Madonna, S. Francesco, S. Ilarione, la Colomba dello Spirito Santo,
dopo l'asporto dalla primitiva parete, sono stati recentemente ricomposti
su apposito supporto e collocati nella cosiddetta "Casa della cera" dell'attuale
chiesa di S. Maria Maggiore di Ispica.
A destra della lunetta sono ancora visibili i resti affrescati di una
probabile S. Rosalia e di un Crocifisso. A sinistra invece pare che fossero
dipinti l'Addolorata e S. Ilarione. Il tutto, lunetta compresa, viene
racchiuso ed armonizzato da un'interessante macchina decorativa dipinta,
costituita da cornici con archi a tutto sesto, finti pilastri, modanature
curvilinee, volute, motivi floreali, cartiglio, corone e conchiglia, ancora
in parte visibili. Gli affreschi e motivi decorativi della parete absidale
nord, precedentemente descritti e tuttora in parte visibili, sono stati
eseguiti presumibilmente tra i secc. XVII e XVIII; alcuni però
sono stati ridipinti su affreschi più antichi.
Ai piedi della lunetta esiste un altare, riccamente intagliato, della
fine del XIX sec; a sinistra invece c'é la probabilmente seicentesca
statua in cartapesta di S. Ilarione, proveniente forse dal Convento dei
Cappuccini di Ispica (soppresso nel 1866).
L'attuale statua del Cristo flagellato alla colonna, esistente nella chiesa
di S. Maria Maggiore di Ispica, é pare un successivo riadattamento
di un antico Crocifisso, venerato in questa chiesa rupestre forse già
dai tempi di S. Ilarione (sec. IV).
LA CONCERIA
La grotta
denominata "Cunziria" si trova proprio di fronte alla chiesa di S. Maria
della Cava. E' situata in una terrazza della Valle coltivata di proprietà
del sig. Nigro. per accedervi bisogna rivolgersi al proprietario. Dentro
la grotta esistono una ventina di fosse rettangolari, l'una vicina all'altra
della misura di circa 1,25 per 70. Vicino ad ogni fossa una specie di
sedile scolpito nella roccia.
Attigue alle vasche dovettero esserci dei pozzetti rotondi che serviva
per portare l'acqua nelle fosse, proveniente dal grande canale esterno
che convogliava l'acqua di "Serramontone".
Qui si conciavano le pelli degli animali, un lavoro molto importante per
una comunità di pastori e di contadini, che sul commercio e la
produzione delle pelli basava gran parte del suo reddito. Qui sicuramente
tutti gli abitanti della Valle ed anche numerosi forestieri portavano
le pelli di montone che d'inverno tenevano al caldo nelle umide grotte
della Valle. Anche il cuoio aveva un fiorente commercio e famosi sono
stati da sempre qui i "Suddunari", gli artigiani che fabbricavano degli
animali da tiro.
Cava
Ispica: periodo preistorico e protostorico
ISPICA
Su una collina
leggermente in pendio, a sei Km dal mare, l'attuale nucleo urbano comprende
un'area di impianto settecentesco e un'area di impianto medioevale; quest'ultima
area é adiacente a uno sperone roccioso su cui sonoi ruderi di
una fortezza, nucleo principale della città, prima del terremoto
del 1693. La fortezza ebbe una vita particolarmente intensa in età
rinascimentale; di questo periodo restano i ruderi del Palazzo marchionale
e della chiesa della SS. Annunziata, mentre é di datazione incerta
il tunnel sotterraneo detto "centoscale", opera utilizzata per l'approvvigionamento
idrico.
Dopo il terremoto si ricostruisce sul vecchio sito il quartiere del Carmine
mentre per il resto si traccia una maglia ortogonale di vie in direzione
dell'altopiano. Qui si costruiscono le architetture acclesiastiche più
importanti: S. Maria Maggiore, la SS. Annunziata, S. Bartolomeo. La prima,
S. Maria Maggiore, costruita durante la prima metà del Settecento,
ha un impianto planimetrico basilicale, a tre navate. L'interno presenta
un coerente ciclo di affreschi, opera di Olivio Sozzi (1763-1765). All'esterno,
il prospetto del 1878 ubbidisce a schemi neoclassici abbastanza accademici,
mentre le logge disposte a semicerchio, come ampia esedra di pietra in
sostituzione delle precarie logge di legno, sono opera di Vincenzo Sinatra
(1749). La chiesa di Maria SS. Annunziata si caratterizza per un completo
ciclo di stucchi che satura lo spazio interno, opera quasi sicuramente
del palermitano Giuseppe Gianforma (1750 ca.). La chiesa di S. Bartolomeo,
posta nella piazza Regina Margherita, su un alto basamento, ha un prospetto
a due ordini in cui le membrature della tradizione settecentesca sono
organizzate in un telaio già neoclassico.
Nell'area urbana che va verso l'altopiano si colloca il Palazzo Bruno
di Belmonte; oggi sede municipale. Progettato da Ernesto Basile nel 1906,
il palazzo si pone con la sua mole a parallelepipedo rettangolo a tre
piani come un rinnovato castello liberty ,
con torri angolari, decorazioni a dentelli lungo il coronamento, pannelli
di maiolica e ricche inferriate in ferro battuto. Il Basile influenzerà
tutta l'architettura ispicese, per cui molte sono le case di agricoltori
e artigiani che lungo le vie principali presentano decorazioni liberty
basiliane.