Splendido "barrueco"
L'Unesco
ha inserito le architetture barocche della Val
di Noto nel Patrimonio dell'Umanità, riconoscendo il carattere
inestimabile e irripetibile della vasta area della Sicilia orientale compresa
nelle provincie di Catania, Ragusa e Siracusa.
L' 11
Gennaio 1693 un catastrofico terremoto distrugge in pochi momenti
tutta la Val di Noto e la zona sud della Val Demone: sessanta città, 7.000
chiese, migliaia di palazzi pubblici e privati, 60.000 i morti; è un'immane
tragedia, ma il riconoscimento dell'UNESCO nasce proprio da quella tragedia.
Il governo spagnolo invia sul posto il vicario generale della Val Demone
e della Val di Noto, Don Giuseppe Lanza Duca di Camastra; è il colpo di
fortuna più grosso che sia capitato nelle zone distrutte; una recente
canzone recitava così: "dai diamanti non nasce niente, dal letame può
nascere un fiore"; e così dalle macerie nasce il "barocco della Val di
Noto".
Mai nome
fu più azzeccato; in portoghese, infatti, il termine barrueco è il nome
dato alle splendide perle scaramozze! Il Duca di Camastra porta con sé
l'architetto militare olandese De Gutemberg, e inoltre, narrano le cronache
del tempo, il duca è "prattico di che cosa vuol dire edificatione di città
nova", senza por tempo in mezzo si iniziano le ricostruzioni di Catania,
Acireale, Caltagirone, Militello in Val di Catania, Noto, Scicli, Modica,
Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla e di tutta la Val
di Noto. Non essendoci all'epoca problemi di "opposizioni", "certificati
antimafia" e "controlli burocratici", ed anzi fervendo nell'animo dei
signorotti dei luoghi la sacra fiamma de "il mio palazzo è più bello del
tuo", o potendo il clero contare su grosse elargizioni per la ricostruzione,
già nei primi anni del '700 si potevano ammirare le nuove strutture cittadine,
le grandi chiese, e gli imponenti palazzi nobiliari: Catania, con la sua
Via Etnea e Via dei Crociferi, ricche di chiese barocche e splendidi palazzi
nobiliari, quali Palazzo Pardo, Palazzo Biscari e Palazzo Nava-Asmundo,
e il complesso monastico benedettino di San Nicolò, oltre al altri complessi
impossibili a citarsi tutti. Acireale, con la basilica di San Sebastiano
e il complesso della Piazza Duomo.
Caltagirone,
posta sul Monte San Giorgio alla confluenza delle due pianure "piane"
di Catania e Gela, domina un panorama unico del cuore della Sicilia, con
la splendida scalinata di Santa Maria del Monte, che unisce la parte alta
della città con il Piano di San Giuliano; la chiesa di san Maria del Monte
in cima alla scalinata, spettacolo scenografico folgorante; la Basilica
di San Giacomo e quella di San Francesco, oltre alle sue corti e ai suoi
palazzi, Militello, in Val di Catania, attorniato dai verdi "giardini"
odorosi di zagare e colorati di arance, con le chiese di San Francesco,
Maria SS. della Stella, la chiesa madre, il Palazzo Baldanza-Denaro, il
Palazzo Reforgiato e il palazzo comunale, ricavato nell'ex monastero benedettino,
patria di quel festival del barocco ricco di spettacoli e magnifiche coreografie.
Modica, definita
la "città merletto", con i suoi palazzi e la mirabile chiesa di
San Giorgio, le sue scalinate e i suoi cortili, odorosa di gelsomini e
di dolci aromi. Scicli, con le sue piazze e palazzetti che assieme alla
chiesa fanno da sfondo alla Via Mormino Penna. Ragusa Ibla, con la splendida
chiesa madre dedicata a San Giorgio. Palazzolo Acreide, col suo impianto
urbanistico e i suoi splendidi archeologici. Noto da solo non è descrivibile;
vi basti pensare che si parla di "Noto e il suo barocco"; citerò solo
ad esempio il teatro comunale, Palazzo Ducezio, la chiesa di San Domenico,
il Palazzo dei Principi di Villadorata, e potrei continuare ancora a lungo.
Le magnificenze
del barocco della Val di Noto non possono in questa sede essere tutte
citate, e di torti involontari se ne faranno molti, ma questa non vuol
essere una guida dello splendido barocco della Sicilia orientale, ma un
invito a visitare questi magnifici luoghi ricchi di storia, di arte e
di splendidi colori, dal blu del mare al nero delle colate laviche, dal
bianco delle nevi dell'Etna al verde dei mandorli e all'arancio delle
arance rosse di Sicilia.