Quando nel
"Mastro don Gesualdo" il baronello Rubiera incapricciandosi dell'attricetta,
comincia a spendere per lei quattrini in abbondanza, per giustificarsi
di non essersi avventurato con una guitta dice che la sua compagna veniva
"da Modica".
Siamo circa
nel 1880, periodo del massimo fulgore del nostro teatro, il Garibaldi,
luminoso "exploit" che continua ininterrotto sino al 1910, per riaccendersi
ancora con le compagnie di Annibale Ninchi e Cettina Bianchi tra il "20"
e il "25" e definitivamente spegnersi in seguito con la chiusura, l'appalto
e la trasformazione in cinema, l'oblio.
Costruito
circa il 1836 nel 1840 ospita i primi spettacoli napoletani inviati
dalla corte di Ferdinando II°; porta il nome di Ferdinando appunto
e di Teatro Reale, il vecchio monarca e soldato amava apparentarsi a distanza
con l'arte, seppure sempre guardava con vigile attenzione burocraticamente
poliziesca.
La dedica
viene a sostituirsi con quella di "Garibaldi" nel 1860, accetta
lo stesso Garibaldi con un telegramma di ringraziamento, oggi disperso.
Fabbricato secondo i canoni architettonici dei teatri del tempo, da quello
di Budapest all'altro di Vienna, dalla Scala di Milano al San Carlo di
Napoli, al Massimo di Palermo, al Bellini di Catania, con un numero minore
di palchi, fu in ogni caso in grado di contentare la provincia e, dopo
im tre principali dell'isola, rimase il quarto per importanza, soprattutto
per l'elevato tono delle compagnie che vi recitavano e figuravano fra
i primi cartelloni d'Italia.
Il
sipario, opera bellissima, quadro ad olio che rappresentava
il Carro dell'Aurora, venne a sua volta disperso e distrutto per
tutta l'insipienza delle amministrazioni in funzioni soltanto amministrative.
Nel tempo passato, appunto,per l'importanza che dava a tutte le città
e i paesi dei dintorni (noi troviamo i nomi delle famiglie del circondario
fra gli affittuari dei palchi e della platea), c'era un assessorato agli
spettacoli, il quale a sua volta si avvaleva di un'apposita commissione
d'arte, composta di elementi validamente preparati nel campo della cultura.
I numerosi fascicoli che compongono la grossa carpetta riguardante la
meravigliosa istituzione di Modica darebbero tema ad un lavoro lungo e
approfondito, possibilità per studi sul costume del tempo, sul
rutilante mondo della "belle époque" che circoscriveva in quest'ultima
terra della Sicilia l'eco di Adelina Patti e più tardi della bella
Otero.
Siamo amaramente costretti a sorvolare su tante notizie non certo addensabili
in un così breve articolo; daremo tuttavia un rapido esame
panoramico per dare luce sul nostro teatro.
Diamo perciò atto della sua importanza soltanto con lo stralcio
di pochi atti.
Già il 4 settembre 1846 dallo Intendente della Provincia di Noto,
nata dalla fallita rivoluzione del 1837 che aveva tolto a Siracusa qualunque
prerogativa, giunge la circolare seguente:
NOTO 4 SETTEMBRE
1846
DAL REALE GOVERNO CON RIVERITA MINISTERIALE DEL 30 SCORSO AGOSTO, INTERNO,
I RIPARTIMENTO 2 CARICO, N. 3170, E' STATO ACCORDATO IL PERMESSO A DON
GIUSEPPE ALFANO DA PALERMO DI GIRARE I COMUNI DELLA SICILIA PER DARVI
SPETTACOLI DI GINNASTICA, GRUPPI DI STATUE E GIUOCHI DI MANO.
NE RENDO CONSAPEVOLE LEI PER L'USO CHE NE RISULTA.
L'INTENDENTE S. VANASCO
Siamo nel periodo borbonico, Ferdinando é stato ricevuto a Modica
nel modo migliore due anni prima, il teatro é inteso ad avvenire
trionfante.
Giunge Adelina Patti.
Poi viene la rivoluzione. Il 1848: Tutto decade, Modica viene punita,
silenzio sino al 1860, anna nel quale il nostro Teatro risorge sotto il
nome di Garibaldi.
Viene chiesta al "Dittatore" l'autorizzazione a dare il suo nome (accade
dovunque, da Porta Ferdinandea a Catania al Corso di Napoli), la fortuna
riprende.
Già nel 1867 cominciano ad arrivare compagnie di primo ordine,
si rappresentano drammi di Shakespeare, di Byron,di Shiller, di Alfieri;
i prezzi sono elevati, tuttavia si corre all'opera da tutti i comuni vicini
e dalle province limitrofe.
1867
PREZZI PALCHI DI I^ FILA £. 4
DI PROSPETTO DETTI "
5
DI SECONDA FILA
" 5
DI PROSPETTO
" 6
DI TERZA FILA
" 3
DI PROSPETTO
" 3.50
BIGLIETTI DI PLATEA
" 1
DI GALLERIA
" 0.25
La galleria municipale cessa di esistere, gli strumenti vengono passati
al Teatro Garibaldi.
L'ANNO 1884 IL GIORNO VENTIQUATTRO DEL MESE DI OTTOBRE 1884 ETC.
LA GIUNTA MUNICIPALE CONGREGATA NELLA SOLITA AULA DEL PALAZZO COMUNALE
SOTTO LA PRESIDENZA DEL SIGNOR MICHELE CIACERI RIZZONE ASSESSORE ANZIANO
FUNZIONANTE DA SINDACO COLLO INTERVENTO DEI SIGNORI ASSESSORI LEVA PIETRO,
GALFO IGNAZIO,BASILE AVV.TO GASPARE.
LEVA MODICA GIUSEPPE SUPPLENTE; POIDOMANI RAFFAELE SUPPLENTE CON L'ASSISTENZA
DEL SEGRETARIO DEL COMUNE SIGNOR ANTONIO DE CRESCENZO.
SI DISCUTE LA DELIBERAZIONE CONCESSIONE DI PERMESSO ALLA IMPRESA TEATRALE
DI ADOPERARE GLI STRUMENTI DELLA BANDA CONCESSA.
Ora le vecchie
famiglie, che a spese proprie avevano contribuito alla costruzione del
Teatro, con la nuova democrazia non sono più le proprietarie dei
palchi, ma semplicemente hanno un diritto di preferenza, per giunta a
sorteggio.
1886
MUNICIPIO DI MODICA
SORTEGGIO DEI PALCHI E DELLE SEDIE DI PLATEA DEL TEATRO COMUNALE GARIBALDI
FATTO IL GIORNO 19 DEL MESE DI FEBBRAIO 1886 NELL'AULA DI QUESTO PALAZZO
DI CITTÀ' ALLA PRESENZA DELL'ASSESSORE DELEGATO ALL'UOPO SIGNOR
GIUSEPPE LEVA MODICA.
PALCHI DI I^ FILA:
N° I - DELEGATO DI P.S. PEI SOLI VEGLIONI DE NARO PAPA GIUSEPPE
EREDI MONELLI DON VINCENZO
EREDI GRIMALDI CLEMENTE
" PLUCHINOTTA DON
ORAZIO
" POLARA DON GIUSEPPE
" SCUCCES ANTONINO
MUCCIO DON PIETRO
" CANNIZZARO DONNA
GIUSEPPA
" POLARA BARONE
GIUSEPPE E POLARA BARTOLOMEO
" POIDOMANI PLACIDO
" VENTURA BARONE
PIETRO ASCENZO GUGLIELMO
" LEVA GIUSEPPE
Comunque i favori si scambiano ed ecco un esempio di due biglietti di
visita che abbiamo trascritto integralmente tralasciando
soltanto gli stemmi applicati sulle buste e nel foglio:
GRAZIA TEDESCHI BARONESSA ROSSO SI PREFERISCE PER IL PALCO DI SECONDA
FILA CHE CEDE AL
SIG. CAV.VINCENZO ALBANESE 12 MARZO 1886.
GIARDINA RUGGERO SI PREFERISCE PE'L PALCO 2^ FILA N° 2 CHE CEDE AL
SIG. POIDOMANI RAFFAELE NELL'INTERNO.
Passano
gli anni e gli uomini, viene il 900.
Debutta a
Modica, per caso e per raccomandazione, un tenore, la memoria del quale
nel mondo sarà difficile a spegnersi; un grande impresario scrisse
a Napoli alla Commissione del tempo dicendo che mancando l'effettivo,
avrebbero avuto un giovane esordiente che certo avrebbe ottenuto il successo
migliore.
La commissione, nella necessità di esibire assolutamente lo spettacolo,
accettò l'offerta e il giovane esordiente mandò in delirio
gli spettatori, coperto di applausi e di bis a scena aperta, vincendo
senza precedenza il round del ruolo sostenuto.
Nessuna lapide tuttavia, malgrado che dovunque se ne abbondi per ricordare
anche una semplice riunione politica, fu mai messa a memoria di Enrico
Caruso.
Teatro Garibaldi, significativo quadro di un tempo quando la cultura e
l'arte procedevano di pari passo nella città! Quando lo spettacolo
era il tema atteso dai signorotti per la felice conoscenza di attrici
che donassero loro la aleatoria sensazione di esultare verso il mondo
di Bologna o della romantica Vienna!
La stagione
si apriva nel dolce autunno, quando il raccolto era stato tramutato in
denaro, quando già il mosto si faceva vino vendibile, e le olive
cominciavano a passarsi al frantoio.
Allora i lumi a petrolio si accendevano alla ribalta; e quelli più
tacitamente discreti, ad olio, venivano situati nei palchi pronubi di
ombrati sorrisi.
Gli album's venivano posti davanti ai camerini per la firma dei "fans";
qualcuno ne sentì il fascino al punto da firmare il proprio nome
due volte, la prima sul quaderno la seconda davanti a un Sindaco, in un
registro municipale.
Le belle
époque infuriava a Modica e la sua sede era il Teatro Garibaldi.
Poi venne il 1910, la guerra di Libia, nel 1912 tutto cessò.
Con Ibsen e Annibale Ninchi riprese il 1920, ancora una volta Alessandro
Grana ne tentò a favore l'ascesa come impresario locale, ma il
mondo procedeva e invano Cettina Bianchi cercò di superare la crisi
con i pienoni e Franz Lehar nelle operette.
Ormai il telone cedeva e il sipario si chiudeva su cento anni di
storia, tramutando in un piccolo cinema il Teatro Reale Ferdinandeo e
distruggendo le attrezzature dei palchi, le cortine e tutto un mondo che
aveva guidato le generazioni, seppure
su scala provinciale, verso la conoscenza elevata dell'arte e della poesia.
Raffaele
Poidomani