Uomo
del terzo Millennio
Caro
uomo del terzo millennio, a scriverti è un semplice
albero che vuole raccontarti la sua storia, forse
per tentare di convincerti a risparmiarlo. Io sono
nato da un seme minuscolo, che, però, già nella sua
piccolezza racchiudeva tutto ciò che è necessario
a creare un albero robusto. Questo seme fu buttato
in una culla di terra fertile e così, dopo poche settimane,
i miei primi ciuffettini si affacciarono alla vita.
Vedevo
accanto a me la mia mamma che muoveva delicatamente
le foglie per salutarmi, sotto di me c'era la terra
che mi nutriva, sopra, il sole che mi sorrideva e
mi dava la vita; ogni tanto veniva a farmi visita
anche la pioggia che mi dissetava e mi faceva crescere.
Così gli anni passavano e i cerchi del mio tronco
aumentavano. Pochi anni più tardi avevo già il tronco
duro e la chioma folta.
Anche i miei amici erano aumentati: alcuni passerotti
avevano trovato alloggio tra i miei rami. Ma la cosa
che mi rendeva più felice erano le storie sussurrate
dal vento circa i miei antenati. Infatti, tra una
folata e l'altra, ho appreso che subito dopo la creazione,
un serpente perfido ha scelto come dimora un mio progenitore,
e ha usato i suoi frutti per ingannare l'uomo, anzi
scusatemi, una fanciulla che se non ricordo male si
chiamava Eva.
Ma
il vento mi ha anche raccontato che il pronipote di
quel povero albero ha molto aiutato l'umanità. Durante
un terribile temporale infatti, un fulmine incendiò
i rami del giovane alberello; alcuni uomini primitivi
che erano lì pieni di freddo e di paura raccolsero,
con dei rami secchi, il fuoco e lo conservarono come
un tesoro prezioso. Ma la storia dei miei avi non
finisce qui: pare infatti che Dio scelse un albero
del deserto per rivelarsi per la prima volta a Mosè;
non bisogna nemmeno dimenticare che non molti secoli
fa, un albero fece cadere una delle sue mele più mature
sulla testa di un certo Galileo Galilei facendogli
scoprire che nell'Universo è presente una forza potentissima
chiamata "gravità". Intanto, tra una storia ed un'altra,
gli anni passavano e i cerchi del mio tronco aumentavano.
Qualche
anno fa ho conosciuto una persona meravigliosa: un
sognatore. Quando si sedeva all'ombra dei miei rami
mi raccontava storie fantastiche dicendo che ero io
la sua ispirazione; lui era entusiasta di come i miei
rami crescessero in armonia, dell'energia con cui
mi opponevo alle burrasche e alle grandinate e della
perfezione con cui svolgevo ogni mio singolo compito
a vantaggio dell'uomo e della stessa natura.
Intanto
gli anni passavano e i cerchi del mio tronco aumentavano.
Oggi sono così alto da vedere molto lontano. A volte
assisto a manifesta-zioni ambientaliste a favore della
raccolta differenziata (operazione molto utile perché
serve a risparmiare la vita a molti di noi), e mi
rallegro molto per la riconoscenza che alcuni uomini
ancora oggi hanno verso la natura. Ogni Natale, però,
vedo qualcuno dei miei amici (specialmente quelli
più alti e più vecchi che conoscono storie straordinarie)
al centro della piazza con orrende luci e decorazioni
luccicanti appesi per abbellire quello che è ormai
un "cadavere".
Ed
è allora che i miei rami iniziano a tremare per la
paura di ospitare fredde palline al posto di nidi
di uccellini e di avere come marcia funebre una caratteristica
novena.
Perciò vi supplico:
NIENTE PIU' STRAGI A NATALE!!!
anonimo