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Diretto
da Giovanni Pini, di area socialdemocratica milanese il giornale "L'Umanità"
iniziò la sua attività nel 1947 per concluderla nel 1950.
Nel 1949 Raffaele Poidomani vi pubblicò a puntate (diciasette
per l'esattezza) il suo primo romanzo Fossili che inizia
con una gustosa presentazione dell'autore:
"Qualunque
riferimento del presente romanzo a fatti e persone, corrisponde interamente
alla realtà. E' pertanto da ritenere puramente casuale ogni situazione
che possa sembrare frutto di fantasia". Presentazione, questa che sarebbe
piaciuta ad un umorista inglese e che gioca sul fatto che il narratore
modicano aveva voluto rendere assolutamente credibile la storia che
aveva iniziato a narrare.
E credibile
la storia lo è.
Fossili
nacque probabilmente
durante gli ultimi anni della guerra, ma vi si trovano elementi
lontani, quelli delle prime novelline scritte da Poidomani studente
tra il 1927 e il 1928, quarantatre in tutto e che portano titoli come:
L'antenato che si muove, il cimitero degli elefanti, Dai ricordi di
un vecchio calendario. Alcuni di questi scritti giovanili (Poidomani
era nato nel 1912) redatti su carta uso bollo in inchiostro blu e verde,
mi furono regalati molti anni fa dal cugino dello scrittore, il cavaliere
Luigi Moncada di Modica Alta. Il romanzo Fossili , non ancora
definito nella sua temetica come accadrà poi per il bellissimo
Carrube e Cavalieri , porta in nuce la cronaca di un mondo fra
nobili e borghesi in cui impera il godimento di vecchi privilegi, il
gusto della chiacchiera e il gioco delle somiglianze.
Tutti i personaggi
sembrano risalire la corrente del passato, pronti a cambiare, ma in
realtà fissati nei loro destini.
Fossili contiene anche alcune pagine che sarebbero riapparse,
nel 1971, nel racconto "Storia dell'avvocato" pubblicato nella
raccolta che porta il titolo di Tempo di Scirocco. Pur essendo
un romanzo breve, Fossili possiede già una sua precisa
connotazione narrativa, un leitmotiv ritornante in tutta l'opera di
Poidomani narratore.
L'eroe del libro, Giovanni Guglielmo Moncada Bellomo di Francia,
Barone di Valmarchesa, per quanto possa apparire gonfiato da un'origine
di cappa e spada araldicamente ineccepibile, è un uomo "assolutamente
deficiente", e il suo spirito ha la "profondità di
quello di una diatomea". Tanto ignorante, questo avo, da scrivere
il suo cognome con la "t".
Questo Moncata è però il ribaltamento di Cesare Luigi
in Carrube e cavalieri,
personaggio chiave di una saga familiare che riporta lontanamente, ma
talvolta con sconcertanti analogie che non possiamo qui analizzare,
al Gattopardo di Lampedusa apparso anni dopo.
Fossili rappresenta il primo esperimento psicologico- letterario
di Poidomani in una trama che incastra, l'una nell'altra, figure umane
consumate dalla storia e accommunate fra di loro da un fatalismo insondabile.
Se nell'opera di Poidomani trentasettenne il personaggio principale
è un nobile appesantito da orpelli caricaturali, in Carrube e
cavalieri esso verrà ridimensionato in un nobilotto più
aderente alla realtà: un aristocratico di provincia che avrebbe
voluto essere, ma che non lo fu, "un gentiluomo di campagna".
Il romanzo anticipa per tematica persino alcune pagine di Paolo il
caldo di Brancati (uscito postumo e incompiuto nel 1955), soprattutto
quando racconta dell'uso delle serve che si faceva fra gli uomini delle
famiglie benestanti. Fossili è importante però
per la cronaca familiare, e perché fornisce elementi autobiografici
dell'autore stesso.
"Uno scrittore- notava acutamente Leonardo Sciascia- si confida
e si confessa sempre".
Il romanzo ha anche il suo peso perché cristallizza immagini
di Modica chiusa in un apparente divenire, ma in realtà
prigioniera, esattamente come oggi, di una stasi che non scuote minimamente
il suo torpore, la sua emiplegia di città un giorno celebre e
reclusa nella sua stessa memoria. L'epoca in cui si svolgono i fatti
è quella di Poidomani, testimonio di questo ristagno.
Anche se la vivacità di certe pagine annuncia quelle più
complete del romanzo della maturità, il senso della morte e della
pietà non vi è ancora universalizzato e molte figure rimangono
sbiadite.
E come se Poidomani stesso abbia voluto farsi compagnia, nel momneto
in cui scriveva le puntate per "L'Umanità",
di avvenimenti che rendono più sopportabile la solitudine in
cui sente invischiarsi, dall'avvento della prima Adler (ordigno infernale)
sotto casa Moncada, all'arrivo dei carrarmati (ordigni di morte) al
Mauto dopo lo sbarco degli americani.
E pur essendo storpiati, sfigurati da sillabe che vogliono renderli
anonimi, i nomi dei personaggi, tanti, sono tutti riconoscibili.
Fra di essi vi sono anche figure ben delineate, come quella dell'astronomo
Perini, ideatore e costruttore della meridiana di S. Giorgio e che somiglia,
fra cannocchiali e notti stellate, a quella del Fabrizio lampedusiano
che di astronomia si diletta.
In Fossili salta agli occhi, dimidiato fra momenti comici e altri
di larvata drammaticità, l'amore per il gioco delle ombre che
fu caro a Poidomani. Ma vi domina soprattutto l'immobilità del
tempo stesso, la precisa idea che, una volta scritto e fattane la "recherche",
il tempo perduto continua ad esistere.
"Cronologicamente- scrive Poidomani verso la fine di questo suo
primo romanzo- la narrazione non perde nulla, in quanto quest'ultima
guerra vide mio zio al Mauto e i nobili al circolo; ed entrambi ignoravano
le cause e le sorti del formidabile urto; di Lenin e di Stalin sapevano
meno di quanto oggi sapranno per evitare i contributi unificati.
Stavano all'evoluzione dell'Europa come il pliocene sta al pleistocene.
Si radunavano la sera nella giungla di muffe che era la sala di lettura,
dove nessuno aveva mai letto una pagina, sia pure delle ricevute della
fondiaria. Ma Gianguglielmo, poco socievole e sargasso, non aveva frequentato
l'ambiente. Era quindi un gradino più in giù di quella
strana fauna, era un lichene, un'ombra".
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