In
questi giorni ho avuto l'occasione di leggere la recente ristampa, curata
dal Comune di Pozzallo, della "Monografia di Pozzallo",
scritta e pubblicata nel lontano 1904 da Ruggero Andrea Sigona.
E' un lavoro senza alcun dubbio interessante ed utile, non tanto per le
passate vicende del Comune, ma anche perchè servirà certamente
da stimolo ad altri per avviare in modo sistematico e organico,
per una serie di ricerche e di studial fine di recuperare e valorizzare
beni che è giusto non vadano perduti, e per nuove iniziative atte
a contribuire alla elevazione culturale dei pozzallesi, e di quanti non
pozzallesi, siano desiderosi di accrescere le loro conoscenze.
La monografia
del Sigona, e non poteva non avere, dato i pezzi a sua disposizione, delle
lacune che però troviamo colmate da ipotesi, alcune delle quali
a me sembrano senza fondamento. Una e quella relativa alla esistenza d'un
habitat, diciamolo pre-romano, nel sito ove oggi è Pozzallo. Un'altra
è quella relativa all'etimo del nome.
Il ritrovamento
entro l'area comunale di alcune grotte che potevano essere, come ritenne
il Sigona, ipogei ed abitazioni di «antichi cristiani», e
di sepolture scavate in piena terra come ancora si faceva ai suoi tempi,
e di monete romane e bizantine, lo portò a ipotizzare che il sito
doveva essere stato abitato, nella consistenza d'un piccolo borgo, ancor
prima della venuto in Sicilia dei Greci, cioè nel periodo dei Sicani.
Non si spiega
come il Sigona abbia potuto ignorare che i Greci vennero in Sicilia prima
che nascesse il Cristianesimo, per cui l'insediamento di "antichi
cristiani", se ci fu e non proveniente dal mare,dovette esserci dopo
e non prima della venuta dei Greci, probabilmente nel periodo bizantino
o nei primi tempi della conquista araba, periodo nel quale i cristiani
disertavano città e paesi, rifugiandosi in luoghi lontani, impervi
e magari insalubri: nelle "cave", sui monti, nei boschi, lungo
le spiagge deserte perché inabitabili. Ciò spiega "Cava-Ispica"
(che non risulta essere statai mai una città) e altri insediamenti
sparsi, come nel sito ove più tardi si volle far sorgere la città
di Vittoria, e al Pisciotto, tra Marina di Mòdica, per le tombe
trovate a Mòdica
e Sampieri. Non voglio supporre che domani si dica che Marina di Modica,
per le tombe trovate al Pisciotto, esisteva nel tempo dei Sicani.
La costa
che va da Vendicari a Gela, nel periodo arabo era un susseguirsi quasi
ininterrotto di dune (maccuna) e di pantani. Vi regnava la malaria (e
vi è regnata fin quasi ai nostri tempi), particolarmente tra S.
Maria del Focallo e Porto Ulisse, cioè nella Marza. I pozzi lungo
tutta la costa meridionale avevano acqua salata. Perciò la costa
che fronteggiava Malta fu detta dagli Arabi "il deserto". Era
quasi impossibile abitarvi.
La costa
del Pozzollo, sotto gli Arabi, che si curarono di dare un nome ad ogni
luogo che ne mancava, venne denominata «Morsa al Daramin».
Se sotto i Bizantini si fosse chiamata del Pozzollo, gli Arabi, che non
mutarono i toponomi pre-esistemi alla loro venuta, avrebbero chiomato
il luogo, come poi lo chiamarono gli spagnuoli, "al Pucal".
Gli Arabi non mutarono il nome dell'isolotto
dei Porri: ne tradussero il nome nella loro lingua: Gaziràt al
Kùrrit.
Allora quando
sorse Pozzallo e da dove deriva il suo nome?
I Conti di
Mòdica avevano bisogno o'uno scafo marittimo, d'un caricatore,
e per i commerci con Malta, e perché Malta volevano possedere e
infatti per un certo periodo del sec. XIV la possedettero.
Sorse così
lo Scolo ('u Scaru) e potè sorgere perché fu possibile stabilirvi
delle famiglie e dei soldati a guardia della Torre in quanto eroi stata
trovata acqua potabile in un pozzo là vicino. L'acqua veniva tirata
su a mezzo d'una specie di norie, ruota a cui era legato un secchio (un
pogal). Questo pozzo, perché provvisto di ruota idraulica, venne
chiamato «'a siènia ró puzzaddu», cioè
«il pozzo del secchio». E fu «il secchio» a dare
il nome al nascente borgo dietro lo Scaru, e non, come scrisse il Fazello,
la Torre. E, se, il nome derivasse dalla Torre, sarebbe ancor più
la conferma che il Pozzallo nacque subito dopo lo Scalo e la; Torre, cioè
nel periodo della Contea. E allora che significato e valore ha l'etimo
greco «pausis-alòs», escogitato dal Sigona?
E' da notare
che tale etimo, per la contrazione del dittongo e per la caduta della
desinenza del lemma «pausis», sarebbe di ventato «pus-ailo»
e quindi «Apusallo» e, vedi caso, si trovò identico
a «Po^allo» derivato dallo spagnuolo «al pogal»
che sappiamo essere «il secchio». E ancora «al pagai»,
per il Sigona, derivò da; «Pozzo-gal- lo», nome di
un pozzo sito in quel di Raganzino. Ma tutto ciò evidentemente
non poteva soddisfare il nostro Autore. E ipotizzò anche possibile
la derivazione dal nome «Pozzallo» da «Puzzu-fiètu»,
italfanizzato in '«Pozzo-feto», sito allo Scaro. Il nome di
questo pozzo (puteus-fetus) sarebbe derivato dalla deformazione del catino
«puteus-vetus» che si traduce nail'itallla'no «Pozzo-vecchio».
Anche se ciò fosse vero, non si capisce come «pozzo-vecchio»
potesse trasformarsi in «Pozzallo».
Certo è
che i documenti antichi che parlano del Pozzailo, lo citano «alpugal»
e «alpusallo», termini che si identificamo realmente e soltanto
con lo spagnuolo «al pogal» che, come già detto, vuoi
dire «il secchio». E poiché ai tempi della Contea gli
Atti Ufficiali venivano redatti in latino (classico o medievale), «Alpusallo»
venne trascritto «Alpusallus».
Il toponomo
derivato dal «secchio» non può apparire strano se constatiamo
che nel nostro territorio vi sono i toponomi di Cisterna-comune, di Cisterna-Salemi,
di Zappulla, di Guadagna (termine di origine germanica introdotto da noi
dagli spagnuoli e vuoi dire falce fienaia}, di Cento-pozzi, di Cento Mangiatoie,
eco. Toponomi che si riferiscono a cose ve ne sono a iosa, non solo in
Sicilia, ma anche in Italìai e ovunque.
Per me l'etimo
di Pozzallo è nel «secchio» della Senio. Potrà
dorsi che altri sapranno dimostrare d'essermi sbagliato, ma ciò
non importa». Importa aprire un discorso serio, approfondito e costruttivo
sulle origini .della cittadina dì Pozzallo e del suo nome, anche
perché ciò potrebbe portare ad altre conoscenze.
Giovanni
Ragusa
Il Dialogo
Dicembre 1981