L'industria
più antica dell'antica Modica vuolsi sia stata la fabbrica
di tegole o coppi, in attività fino ai primi del '900, situata
nella vallata San Giuliano o Santa Liberata.
Pare che codesta attività si tramandasse di padre in figlio, vi
lavoravano anche le donne dal nome Tirella.
Per cui pronunciando il nome Tirella s'intendeva far riferimento ai "ciaramirari",
da "ciaramiri", dialettale di tegole.
La lavorazione di codesti materiali edilizi, detti anche embrici, per
ricoprire i tetti delle case, si svolgeva all'aperto, al margine del torrente
che scorre nella vallata omonima, in prossimità della sorgente
Pozzillesi, andata recentemente a secco per la dabbenaggine dei
nostri uffici tecnici, i quali consentirono trivellazioni per ricerche
d'acqua in prossimità della sorgente medesima.
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La
materia prima dei laterizi è l'argilla, la quale mediante metodi
rudimentali oramai superati, (calpestio di quadrupedi terrati, asini o
muli) guidati a carosello, veniva resa in pasta malleabile. Indi, dopo
breve prosciugamento al sole, le tegole passavano ai forni infuocati a
combustibile di paglia, costruiti all'interno del terrapieno della sponda
sinistra del torrente, su cui si estande la strada Nazionale.
A suo tempo, considerando che la maggior parte delle abitazioni erano
in grotte, per cui la città gode ancora triste fama della più
trogloditica d'Italia, doveva trattarsi di industria rilevante in quanto
le abitazioni, coperte da tetto tegolato, appartenevano a persone o famiglie
più o meno abbienti.
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Nei
primi di dicembre di ogni anno, nostro padre, al secolo Davide secondo
Belluardo, perchè secondo di tre fratelli, in ordine di
età dello stesso nome, ci mandava dai "ciaramirari" ad
acquistare l'argilla in pasta, con la quale operazione si dava l'abbrivio
per la costruzione del presepe in casa.
Gli altri giorni precedenti il Natale, tutti(sette figli più i
genitori)eravamo mobilitati per la detta costruzione, in un angolo di
un ampio vano al terrapieno della casa paterna sita all'inizio della via
Carlo Papa, oggi intitolata al Maggiore Carlo Muriana, un eroe
modicano caduto nella guerra Partigiana.
Come prima operazione si posavano le fondamenta del Presepe a base di
trespoli etavolame tosto ricoperti di muschio freschissimo che s'andava
a strappare dalle pendici di Monserrato, in prossimità della
Chiesa di san Francesco di Paola, oggi sconsacrata.
In codesto luogo, colavano perenni rigagnoli d'acqua limpidissima e potabile
alla quale, forse perchè vicino alla chiesa, si attribuivano, bevendola,
miracolose guarigioni. In virtù di codesto rivestimento ed altri
accorgimenti la costruzione dava, sin da questo momento, l'idea del paesaggio
della Palestina dove era nato Gesù.
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Nel
frattempo che nostro padre, regista ed operatore dell'opera, procedeva
ininterrottamente, nelle ore libere dagli impegni di lavoro modellava
i pastori, e noi, i più grandicelli, cisi arrampicava sulle falde
della detta collina di Monserrato alla ricerca di rami di asparago
(l'horridus asparagus) che al tempo di Natale sono molto pungenti, per
cui, opportunamente disposti e cosparsi di batuffoletti di bambagia, davano
l'impressione di paesaggio investito da fiocchi di neve.
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Stando
alla leggenda sono stati i pastori per primi ad essere chiamati dagli
angeli a contemplare il Figliol dell'Uomo venuto alla luce. Ma col nome
generico di pastori s'intendono tutti i personaggi e gli animali del Presepe,
dai portatori di doni, alle donne al bucato, al freddoloso gennaro, al
cacciatore di lepri, allo spaventato della visione in cielo di una stella
più brillante del solito e al bue, all'asinello, alle pecore etc.,
il tutto ispirato ai costumi e alle consuetudini della Contea di Modica
così come vollero i committenti del Presepe di Frate Papale.
Ricordiamo, che per le testoline di personaggi più importanti,
dal Bambino Gesù, alla Madonna, ai Santi, agli Angeli, ai Re Magi
ed altri, nostro padre si serviva di speciali formelle, mentre tutto il
resto era opera interamente sua. Abbiamo dato risalto alla pasta di argilla,
materia prima con la quale venivano fatti i pastori i quali, come le tegole,
dopo essere stati asciugati all'aria, passavano al forno che si soleva
ardere in casa, due volte la settimana, per la confezione del pane, indi
pitturati.
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Altra
materia prima, impiegata nella costruzione del Presepe era costituito
da spezzoni di sughero allo stato grezzo, appena cavati dai tronchi di
albero, i quali, avendo la superficie squamosa e molto irregolare, dopo
spruzzati con calce liquida leggermente colorata di grigio ad imitazione
delle rocce nostre, venivano murati con malta di gesso per costruire grotte
ed ogni altra struttura...urbanistica. Insomma risultava un vero e proprio
paesaggio rupestre che parenti e conoscenti venivano ad ammirare.
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Tra
le grotte maggiormente curate, oltre a quella della Natività, attenzione
particolare era data a quella in cui doveva introdursi una piccola gabbia
con l'usignolo. Nostro padre era un appassionato dilettante ornitologo,
specialmente di uccelli da canto, tra i quali il passero solitario che
aveva bisogno di particolari cure ed inoltre, soleva fabbricare gabbie
d'ogni stile e dimensione per qualsiasi specie di volatile.
Arturo
Belluardo
da Il Corriere di Modica
15 Dicembre 1981
Anno X - n° 24 (Nuova Serie)

web edit 12.12.2004