La chiesa
rupestre di Santa Venera
è ubicata
all'interno del quartiere della Catena, nel vano contrassegnato dal numero
civico 8 di vico G. Cannizzaro. La fonte più antica riferibile alla presenza
della chiesa è costituita dalle Rationes Decimarum, in cui i collettori
papali registrano i tributi delle chiese di Modica per gli anni 1308-1310.
Dalle somme fornite la chiesa di Santa Venera risulta tra le più povere,
non disponendo di grosse entrate. La chiesa, mostra di avere avuto, fra
i continui rimaneggiamenti, almeno due fasi principali: una prima fase
(XIV sec.), caratterizzata da ambienti ricavati nella roccia, ed una seconda
fase, integrata da strutture murarie, attribuibile al XVII-XVIII sec.,
con fasi intermedie, l'ultima delle quali è quella conservata.
Agli inizi
del nostro secolo gli ambienti furono riutilizzati per abitazioni civili,
attualmente abbandonati. Della prima fase non è possibile determinare
con esattezza le caratteristiche originarie, a causa di un vistoso crollo
e delle successive integrazioni in muratura. Il carattere rupestre della
chiesa rimane soltanto in un ingrottamento aperto ad occidente ed attualmente
ripartito da una struttura muraria in due ambienti contrassegnati dai
numeri civici 8 e 9. Il primo ambiente accoglieva la zona presbiteriale
del santuario rupestre e parte dell'aula. E' ipotizzabile una pianta rettangolare
con piccolo ingresso preceduto da un vestibolo aperto ad occidente. L'attiguo
vano semirupestre, recante il numero civico 9, poteva, pertanto, svolgere
una funzione connessa con quella della chiesa (parekklesion) con ingresso
laterale alla zona presbiteriale della chiesetta. Per quanto riguarda
l'apparato decorativo, gli affreschi si conservano solo nella zona presbiteriale.
Sulla parete orientale, all'angolo settentrionale, vi era collocato un
pannello devozionale (misure max 0.98 x 1.50 m.) deturpato nella parte
destra da una fenditura naturale apertasi successivamente e dalle forti
incrostazioni calcaree. Il pannello, inquadrato da una cornice rossa marginata
da una filettatura bianca, reca una figura femminile stante su fondo ripartito
in blu superiormente e giallo inferiormente. Essa appare gravemente danneggiata
nel lato destro, non si conservano il braccio nè gli attributi del volto.
La santa,
con aureola gialla marginata di rosso, reca sul capo una corona a due
registri finemente decorata, sotto la quale scivolano ciocche di capelli
raccolti sulla nuca. Indossa una tunica verde decorata da un motivo in
rosso e un mantello di colore rosso cupo decorato da rosette in giallo.
Regge con la mano sinistra una grande palma. Fra le pieghe del mantello
in basso si nota il volto proteso in alto della figurina di una devota.
L'identificazione più probabile è con la santa titolare della chiesa.
Altre tracce di affreschi rimangono sulla parte orientale della parete
settentrionale, che è stata demolita per creare l'attuale nicchia, funzionale
all'uso abitativo dell'ambiente, con la conseguente asportazione di gran
parte della pittura murale. Si conservano tracce di due pannelli devozionali,
con cornice in rosso marginata da fasce gialle. Della figura del pannello
più orientale rimane parte della testa coperta da un velo grigio-azzurro
incorniciato da un nimbo giallo, del volto è leggibile soltanto il particolare
dell'occhio sinistro leggermente inclinato, su fondo giallo pallido. Allo
stato attuale l'identificazione più probabile è con una Madonna con Bambino.
Non conosciamo
la data di fondazione della chiesetta, ma a giudicare dai resti pittorici
non palinsesti e dai dati finora raccolti sembra plausibile collocarla
verso la fine del XIII sec., non lontana dalla data di registrazione delle
Rationes Decimarum. Nella seconda fase (XVII sec) la chiesa presenta una
pianta rettangolare (5.5 x 4.10 m) con altare addossato alla parete di
fondo, attualmente non conservato. Una parete in muratura in cui si apre
un varco a tutto sesto in pietra divide l'aula dalla zona presbiteriale.
Non si è conservata la parete occidentale della chiesa in cui si apriva
l'ingresso che doveva essere decentrato rispetto all'asse dell'aula. Rimane
sulle pareti dell'abside quadrangolare, inclusi anche i conci d'imposta
dell'arco, un motivo decorativo a zig-zag in blu marginato superiormente
da una fascia rossa ed inferiormente da tre fasce di colore giallo, rosso
e blu, con un motivo pendulo in rosso all'interno. Attiguo alla chiesa
il vano con numero civico 9 aveva una chiara destinazione di alloggio-sacrestia
con ingresso separato dal corpo della chiesa. Questa fase di XVII sec.
è testimoniata, indirettamente, anche da un documento di archivio datato
al 1649, in cui viene menzionata la chiesa in occasione di lavori da effettuarsi
nel quartiere della Porta d'Anselmo.
Annamaria
Sammito