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Archeologia dei Monti Iblei
 

Ricerche archeologiche nel centro urbano di Modica, I: preistoria e protostoria

Le testimonianze archeologiche relative a Modica sono frammentarie e discontinue e si riferiscono, prevalentemente, a recuperi o a interventi occasionali. L'insistenza dell'attuale abitato su quello antico, inoltre, ed i continui interventi di manomissione e riadattamenti a causa della espansione edilizia, rendono più difficoltosa la conservazione degli avanzi antichi. Le evidenze più antiche, risalenti all'antica età del bronzo (XXII-XV sec. a.C.), sono costituite prevalentemente da necropoli documentate soprattutto nella vallata del torrente Pozzo dei Pruni, nel versante occidentale, nell'area compresa fra l'ex centrale elettrica ed il quartiere Sbalzo, sotto lo sperone della rocca del Castello. In questo versante il gruppo più cospicuo di tombe, superstite alle cave di pietra ed ai moderni edifici, si trova al Quartiriccio: se ne contano circa trenta a forno, a pianta subcircolare, talora precedute da un'anticella; l'ingresso è tondeggiante o rettangolare. Altre tombe apparentemente isolate, in quanto più intensa è stata la moderna attività edilizia, si ritrovano lungo lo stesso versante, in via Santa Venera e presso l'omonima chiesa rupestre.

È ipotizzabile che l'abitato relativo si trovi nei pianori soprastanti: materiali castellucciani, infatti, sono stati rinvenuti nella zona di Santa Teresa. Un recupero di materiali coevi è stato effettuato nella vallata, presso la fontana di San Pancrazio nel 1878: manufatti, soprattutto di industria litica: macine in pietra lavica, strumenti in selce ed ossidiana, conservati al Museo di Modica, mentre i frammenti fittili associati sono ora dispersi. Manca finora documentazione certa relativa al periodo compreso fra la media e la tarda età del bronzo (1450-1000 a.C.) nell'attuale area urbana. Il rarefarsi delle testimonianze per questi periodi è comune nell'interno della Sicilia sud-orientale, dove sembra avvenire uno spostamento degli insediamenti verso il litorale ionico; anche dalla zona del modicano, comunque, nuove scoperte nelle zone di Cava Ispica, Cava Gisana e Favarotta colmano l'apparente vuoto e rivelano che, se pure in misura ridotta, l'occupazione di alcuni insediamenti continua nella media età del bronzo ed oltre. Per l'età di Cassibile (X sec. a.C.) dal territorio modicano sono noti da tempo due importanti ritrovamenti: un gruppo di cinque asce di bronzo provenienti da un punto imprecisato della Cava Ispica, già appartenenti alla collezione del marchese di Castelluccio e il ripostiglio del Mulino del Salto: quest'ultimo, scoperto casualmente nel 1898 ed ora al Museo "L. Pigorini" di Roma, è costituito da circa 6 kg. di bronzo lavorato in spade di tipo egeo, asce, fibule di vari tipi, punte di lancia, una sega e spirali ornamentali ed un frammento di lama in ferro.

Al periodo compreso fra la tarda età del bronzo e l'età del ferro si può assegnare la necropoli di contrada Mista, nel versante orientale della vallata del Pozzo dei Pruni. Una descrizione dettagliata della necropoli fu fornita da S. Minardo, che nel 1904 segnalò un centinaio di tombe a grotticella artificiale; le tombe sono a pianta ellittica con ingresso trapezoidale, "monumentalizzato" da una triplice cornice e a pianta quadrangolare con soffitto piano e con banchina laterale precedute da un vestibolo.

Ricerche archeologiche nel centro urbano di Modica, II: dalla protostoria all'eta' classica

Per quanto sia discontinua e talora incerta la documentazione, all'età del ferro è possibile assegnare il formarsi del centro indigeno di Motyka che doveva gravitare attorno alla rocca del futuro Castello, naturalmente difesa su tre lati e verosimilmente protetta da una fortificazione a Nord, ovvero dal lato del soprastante pianoro di Santa Teresa, con le necropoli distribuite lungo i pendii. Di queste è certa la necropoli di ponente alla quale appartengono due tombe rinvenute nel 1925 in via Polara ed ora al Museo di Siracusa: i ricchi corredi consistono, ciascuno, in più di trenta vasi e di monili in bronzo ed in ferro (fibule, catenelle, spirali e anelli) e oggetti in ambra.

Per quanto concerne il vasellame, si tratta in gran parte di anfore, oinochoai a bocca trilobata, ollette, scodelloni, un piccolo kantharos, stamnoi e coppe di produzione locale con decorazione geometrica incisa ma anche dipinta, associati con importazioni del tardo geometrico corinzio (kotyle del tipo Aetos 666 e coppa della classe di Thapsos). Tali corredi sono inquadrabili nella seconda metà dell'VIII sec. L'importante rinvenimento, in realtà, non è isolato in quanto dall'area modicana è segnalata la provenienza di un altro vaso coevo, la coppa cosiddetta La Rocca, attribuita a fabbrica euboico-cicladica, e frammenti di un'anfora attica del tipo SOS e vasi simili a quelli di via Polara sono stati recuperati a piazza Santa Teresa. Per l'età arcaica si hanno finora testimonianze sporadiche: frammenti di vasi dello stile di Licodia Eubea da San Pietro e dal Quartiriccio e un'hydria dal quartiere San Vito, forse già pertinente ad un corredo sepolcrale, che testimonia, verosimilmente, la destinazione funeraria dei versanti della rocca del Castello anche nel corso del VII e del VI sec. a.C.

I rinvenimenti dei periodi successivi, che qui si vuole ripercorrere cronologicamente, sono, ancora una volta, occasionali e sporadici: per l'età classica le testimonianze finora non abbondano; spiccano, però, quelle di contrada Loreto, dove, dopo il rinvenimento casuale di un'hydria attica a figure rosse della fine del V sec., utilizzata come cinerario e racchiusa in un dado di pietre, venne messa in luce una necropoli di tombe a fossa, pertinente ad una piccola fattoria. Le testimonianze si infittiscono nel periodo ellenistico sia nel territorio che nel centro urbano. Nella zona di Santa Teresa, oltre ai reperti preistorici e arcaici, furono rinvenute tombe con corredi databili al IV-III sec. a.C. Altri rinvenimenti si segnalano in aree delle pendici del Castello: in vico Medica, in Corso Garibaldi e nel Piano di San Pietro, dove, durante i lavori occorsi per la costruzione della Domus Sancti Petri, furono recuperati numerosi frammenti di vasi a vernice nera, di anfore e di unguentari.

Analoghi materiali sono stati rinvenuti anche presso a San Pancrazio e al Quartiriccio. Cicerone (Verr. 3, 101 e 120), Plinio il Vecchio (3, 91), Tolomeo (3, 4, 4) e Silio Italico (14, 268) sono le fonti che testimoniano l'esistenza di Modica tra il I sec. a.C. ed il II sec. d.C. Ma, proprio per questo periodo ci si trova di fronte ad un'imbarazzante lacuna documentaria dal punto di vista archeologico. Vasi rinvenuti a Marina di ModicaIn realtà, a parte il rinvenimento occasionale, nell'alveo del torrente, dei frammenti di una zampa e della coda di una pregevole statua equestre in bronzo di poco più grande del vero, datata ad età ellenistico-romana, solo da contrada Treppiedi, periferica rispetto al centro urbano, sono noti alcuni reperti che indiziano una frequentazione: qui sono stati recuperati vasi della prima e della media età imperiale. Nel rimanente territorio sono noti ritrovamenti del II e III sec. nelle contrade Baravitalla a Cava d'Ispica, Ciarciolo Marina di Modica, Trebalate, Serrameta, Sant'Angelo e Rassabia.

 

Ricerche archeologiche nel centro urbano di Modica, III: il periodo tardo-antico

Le testimonianze relative ai secoli IV e V sono di lunga più numerose. Sono state recentemente scoperte le necropoli disposte lungo i versanti dello sperone del Castello. In quello orientale i sepolcri sono distribuiti lungo il percorso naturale che scendeva verso il fondovalle, grosso modo ricalcato dalla via Catena: il nucleo principale è costituito da tre ampi ipogei ubicati sotto il muro del giardino Nord del Castello e tracce di altri restano al n.c. 35 della via Balzo e presso la chiesa di Santa Venera.

Tutti, purtroppo, sono stati in gran parte devastati sia da crolli che dalla utilizzazione come cave per l'estrazione della pietra; al loro interno, tuttavia, è ancora possibile distinguere una varia tipologia sepolcrale con loculi a pila, arcosoli e baldacchini. Poco avanza della necropoli nel versante Ovest dello sperone del Castello: solo parte di un ipogeo e di un arcosolio; il resto è stato devastato dall'insediamento rupestre e dallo sbancamento per l'apertura della porta di ponente del Castello nella prima metà del XVII sec.. Le necropoli, tutte violate ab antiquo, non hanno restituito materiali; sporadici frammenti tardoromani, tuttavia, sono stati recuperati nell'area del Castello e nel piano di Santa Teresa.

Nel circondario la documentazione è piuttosto cospicua: si registrano rinvenimenti nelle contrade Cartellone, San Giuliano, Rocciola, Treppiedi, Monserrato, Caitina-Cava Ddieri, Fasana, Vaccalina e San Silvestro, riferibili per lo più a fattorie o a piccole borgate che gravitavano attorno a Modica. Meritano, in particolare, di essere rimarcati i ritrovamenti di Treppiedi: gli ipogei scoperti da P. Orsi sono stati in gran parte fagocitati dall'espansione dell'edilizia moderna e ne sono stati risparmiati solo due ubicati ai n.c. 212B e 230 di via Resistenza Partigiana. Orsi, fra l'altro, recuperò quattro epigrafi, una delle quali tramanda il nome di un tale Aithales cui si deve l'impianto del cimitero e di una chiesa, ed il toponimo Hortisiana; si data al 396 o 402 e fornisce un'importante indicazione cronologica per l'uso del cimitero e la frequentazione dell'insediamento relativo.

Recentemente sono stati messi in luce una fattoria ed una necropoli con tombe a fossa ed un ipogeo con materiali dal I al V sec. Già da questo breve excursus delle zone immediatamente limitrofe all'attuale centro urbano, emerge come nella tarda età romana vi sia una notevole occupazione delle campagne, indiziata, tuttavia, quasi esclusivamente dalle necropoli. La stessa fisionomia della distribuzione degli insediamenti sembra potersi riconoscere anche per il periodo bizantino: i resti di "case bizantine" segnalati da Orsi in varie contrade sono stati in gran parte spazzati via dalla bonifica agraria, senza che sia stato eseguito un solo scavo o un solo rilievo; l'unico monumento che rimane è la chiesa di San Pancrazio a Cava Ispica. È pertanto difficile mettere in relazione queste testimonianze con le reliquie di architettura megalitica sparse nelle contrade Miglifulo, Bosco-Cavetti, Cassaro, Margione, Palazzelle e Buxello.

È suggestiva l'ipotesi che questa tipologia insediamentale sia da datare in un momento avanzato del dominio bizantino, ovvero al tempo della costituzione del thema di Sicilia e del processo di fortificazione del territorio che ne seguì (fine del VII sec.). Se si volge lo sguardo al centro urbano di Modica, il periodo bizantino è indiziato soltanto dalla presenza di due brocche inquadrabili nel VII sec., provenienti, forse, da un contesto tombale, e recuperate in piazza Santa Teresa nel 1878. Le lacune documentarie, allo stato attuale delle ricerche, non permettono di avanzare argomentazioni riguardo all'assetto topografico di Modica che di certo in questo periodo si avviava ad una trasformazione con l'incastellamento della rocca ed un sistema di fortificazioni ad essa collegato, secondo quanto è possibile evincere dalle cronache arabe, che menzionano la presa delle "rocche di Modica" per l'anno 844/5.

Vittorio Rizzone

WebEdit 25-Mar-2000 5:40 PM

 

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