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ARCHEOLOGIA
 

Cava Ispica: periodo preistorico e protostorico

Le testimonianze pił antiche dell'insediamento umano a Cava Ispica risalgono alla antica etą del bronzo (XII - XV sec. a. C.) e sono culturalmente attribuibili alla facies castellucciana.

Lungo il corso della Cava sono noti diversi insediamenti caratterizzati da villaggi, posti in genere sulle alture e formati da capanne a pianta circolare, e necropoli con tombe a grotticelle artificiale, del tipo a forno, ad inumazione collettiva, ricavate lungo le balze rocciose dei versanti sottostanti.

L'unico insediamento finora venuto in luce si trova nella contrada Baravitalla, nella parte settentrionale della cava: indagini archeologiche condotte nel 1982 hanno accertato la presenza di almeno due capanne circolari con alzato costituito da pali conficcati nella roccia e battuto pavimentale in argilla, e tracce di due focolari nei pressi delle capanne

Nell'area sottostante il villaggio e nei versanti opposti si trova la necropoli costituita da circa 70 tombe: una di esse presenta un anpio padiglione con prospetto decorato da dieci lesene, anticella ellittica e cella a forno con nicchia laterale. Si tratta di una tipologia funeraria, isolatamente, frequente nelle necropoli di questo periodo e forse riservata ad uno o pił gruppi familiari emergenti all'interno del villaggio. Un ricco corredo funerario fu rinvenuto in frantumi nell'area del padiglione, dove venivano svolte le cerimonie e le libagioni legate al culto dei defunti.

Testimonianze relative a questo periodo si trovano anche nella zona di Grotte Cadute, evidenziate da poche tombe a forno, risparmiate dai successivi interventi di scavo occorsi per l'impianto di catacombe tardoromane e vani rupestri di abitazioni di etą medievale. Un altro insediamento di notevoli dimensioni era ubicato nell'area della Cava Lavinaro e di contrada Calicantone: alla testa di Cava Lavinaro, lungo i due versanti del ramo settentrionale si trovano circa 60 tombe a grotticella artificiale, fra le quali se ne segnalano due con prospetto decorato da lesene.

Nella contrada Calicantone, presso il sentiero che conduce al cosiddetto castello rupestre, si trova una necropoli di circa 80 tombe del tutto violate (una con padiglione a pilastri e due con lesene nel prospetto), che documentano la presenza di un grosso villaggio da collocare nel pianoro soprastante.

Nell'area della contrada Finocchiara-Gabbellazza nel versante sinistro della Cava Ispica si registrano due gruppi di tombe, che documentano la presenza di altri piccoli villaggi. A sud presso la contrada Scalepiane, nel versante destro della cava, la presenza di un sito é evidenziato dalla necropoli che conta circa 70 tombe.Nella media età del bronzo (1450 - 1270 a. C.), caratterizzata dalla cultura di Thapsos, gli insediamenti lungo il corso della Cava Ispica subiscono una riduzione: testimonianze della sopravvivenza dei siti in questo periodo sono note dall'insediamento di Baravitalla e da quello di Scalepiane.

Per la tarda e finale età del bronzo, caratterizzate in Sicilia dalle culture di Pantalica I (1270 - 1000 a. C.) e di Cassibile (1000 - 850 a. C.), la documentazione archeologica finora nota é rappresentata soltanto dal rinvenimento nel 1890 di cinque asce di rame, provenienti da una zona imprecisata della cava. Tuttavia alcune tipologie sepolcrali presenti nella necropoli di Baravitalla possono riportarsi alle fasi finali del bronzo.

Ancora più carente la documentazione per l'età del ferro in cui predominano le culture di Pantalica Sud (800 - 730 a. C.) e del Finocchitto (730 - 650 a. C.). Sembra che Cava Ispica in questo periodo sia stata abbandonata, non sono state trovate finora testimonianze che documentano una frequentazione dell'area. E' certo, tuttavia, che la ricca concentrazione demografica dell'antica età del bronzo sembra avere subìto una notevole riduzione a favore, forse, degli altri centri indigeni dell'area iblea che vanno formandosi in questo periodo.

Vittorio Rizzone 19/10/2000 10:38 AM

Cava Ispica: periodo tardoromano

Le testimonianze lungo il corso della Cava Ispica si intensificano in questo periodo (IV-V sec.) rispetto alla prima età imperiale romana. Ciò dipende, in parte, dalle mutate consuetudini funerarie in quanto prevale la sepoltura in ambienti ipogeici più durevoli e più evidenti rispetto ad altre forme di seppellimento.

La tipologia insediamentale é costituita da grossi e piccoli borghi sparse nelle campagne la cui evidenza é quasi esclusivamente rappresentata dalle necropoli caratterizzate da ampi cameroni ipogeici con arcosoli e loculi ricavati lungo le pareti, fosse terragne (formae) sul piano di calpestio o da semplici fosse subdiali ricavate nella roccia.

Nella parte settentrionale della cava in contrada Baravitalla sono documentabili tracce di un insediamento: agli inizi del secolo sono state scoperte tombe a fossa con corredi databili alla fine del III sec. d. C., fra cui si segnala la presenza di un sarcofago ligneo, del quale rimangono elementi decorativi costituiti da colonnine tortili in osso e da quattro ossa tubolari decorativi a rilievo da una Vittoria, che dovevano rivestire i peducci.

Lungo il versante Marchesa sono noti, fra le tombe preistoriche, arcosoli isolati e piccoli ipogei.
L'evidenza archeologica più importante per questo é rappresentata dalla catacomba della Larderia e dagli ipogei che si trovano nella parte più meridionale, presso le cosiddette Grotte Cadute, che documentano un vasto insediamento gravitante nei pianori soprastanti.

L'ipogeo della Larderia, allo stato attuale, ha subito un crollo nell'area d'ingresso originaria, che era costituita da un vestibolo a pianta rettangolare con fosse terragne e loculi alle pareti. Dal vestibolo si dipartono tre gallerie, quella centrale, la più grande, lunga 35,60 m., presenta oltre alle sepolture a loculi e formae sul piano di calpestio, sepolture monumentali a tegurium (dette anche a baldacchino o a ciborio) con due loculi scavati al centro e pilastrini agli angoli.

L'ipogeo fu violato e ha restituito soltanto un piccolo frammento di lucerna datata al IV sec.

Un altro monumento sepolcrale si trova presso il cosiddetto Camposanto, vicino alla chiesa rupestre di Santa Maria. Qui sono presenti due ipogei che hanno sfruttato escavazioni di età precedente. Il primo ipogeo presenta un vestibolo ed ampio camerone (12,40 per 6.80m.) che comprende nell'insieme 25 tombe a sarcofago e 13 formae. L'altro ipogeo, con ingresso franato, é costituito da un camerone rettangolare (lungo 11,60 m. e largo 5,60 m.) con 24 tombe a sarcofago, fosse sul piano di calpestio ed arcosoli laterali. Su un arcosolio ricavato sulla parete di fondo sono stati incisi due monogrammi. Anche l'area delle Grotte Cadute fu destinata a necropoli nel periodo tardoromano, come dimostra un loculo rimasto in uno degli ambienti trogloditici di età medievale. Altri arcosoli e piccoli ipogei si trovano più a Sud.

Di fronte, su Poggio Salnitro, presso la chiesa rupestre della Spezieria, vi sono altri gruppi cimiteriali costituiti da fosse subdiali e da piccoli ipogei.

Testimonianze di altri insediamenti lungo la cava si trovano nei versanti della Cava Lavinaro, dove sono stati scavati circa una dozzina di ipogei contenente, ognuno, da dieci a 40 fosse sepolcrali. Accanto vi é una necropoli con fosse subdiali.

Da Cava Ispica provengono sei epigrafi ascrivibili a questo periodo: quattro sono state registrate come provenienti dalla Grotta della Signora, una delle quali risulta importante in quanto contiene l'indicazione cronologica risalente al consolato di Onorio e di Eutichiano (398 d. C.). In un'altra iscrizione si legge il nome di un diacono Sosios Bychchylos, la cui onomastica africana testimonia gli stretti legami tra la Sicilia e la chiesa d'Africa in età tardoromana. Altre due provengono da una zona imprecisata della cava e sono scritte anch'esse con formulario greco, ma l'onomastica é latina.

Vittorio Rizzone 19/10/2000 10:38 AM

 

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